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2月17日 Bella di JovanottiE GIRA IL MONDO E GIRO TE MI GUARDI E NON RISPONDO PERCHE' RISPOSTA NON C'E' NELLE PAROLE BELLA COME UNA MATTINA D'ACQUA CRISTALLINA COME UNA FINESTRA CHE M'ILLUMINA IL CUSCINO CALDA COME IL PANE OMBRA SOTTO UN PINO MENTRE T'ALLONTANI STAI CON ME FOREVER LAVORO TUTTO IL GIORNO E TUTTO IL GIORNO PENSO A TE E QUANDO IL PANE SFORNO LO TENGO CALDO PER TE CHIARA COME UN A B C COME UN LUNEDI' DI VACANZA DOPO UN ANNO DI LAVORO BELLA COME UN FIORE DOLCE DI COLORE BELLA COME IL VENTO CHE T'HA FATTO BELLA AMORE GIOIA PRIMITIVA DI SAPERTI VIVA VITA PIENA GIORNI E ORE BATTICUORE PURA DOLCE MARIPOSA NUDA COME SPOSA MENTRE T'ALLONTANI STAI CON ME FOREVER BELLA COME UNA MATTINA D'ACQUA CRISTALLINA COME UNA FINESTRA CHE M'ILLUMINA IL CUSCINO CALDA COME IL PANE OMBRA SOTTO UN PINO COME UN PASSAPORTO CON LA FOTO DI UN BAMBINO BELLA COME UN TONDO GRANDE COME IL MONDO CALDA DI SCIROCCO E FRESCA COME TRAMONTANA TU COME LA FORTUNA TU COSI' OPPORTUNA MENTRE T'ALLONTANI STAI CON ME FOREVER BELLA COME UN'ARMONIA COME L'ALLEGRIA COME LA MIA NONNA IN UNA FOTO DA RAGAZZA COME UNA POESIA OH MADONNA MIA COME LA REALTA' CHE INCONTRA LA MIA FANTASIA BELLA BELLA BELLA BELLA Ne me quitte pas di Jacques BrelNe me quitte pas Moi je t'offrirai Ne me quitte pas On a vu souvent Ne me quitte pas
Ci vuole un fiore di Sergio Endrigo
Le cose di ogni giorno raccontano segreti I rischi dell' economismoL’economismo sta sempre più guidando la vita dei popoli ricchi e a questa tendenza non sfugge neanche l’Italia: tutto è valutato in relazione al denaro ed al profitto. L’avanzamento tecnologico induce le imprese a ristrutturarsi, ciò che nella realtà significa ricercare l’aumento della bruta produttività ad ogni costo, il che si traduce nell’espulsione dei più vecchi e meno aggiornati dal ciclo produttivo.
Vengono frattanto richiesti alla Scuola giovani già specializzati, belli e pronti per essere inseriti il più presto possibile nel mondo del lavoro. La Scuola, nel suo volersi adeguare alle esigenze del mondo del lavoro migliora, sì, la loro preparazione tecnica, ma lo fa sempre più a scapito della loro formazione umana, sicché i giovani che ne vengono fuori sono, in effetto, solo delle buone macchine operatrici, ma ancora immaturi e privi della necessaria capacità di critica. E così essi, a seguito di ciò, diventano facili prede degli effetti condizionanti negativi di certa strategia del consenso, attivata dalle varie parti in giuoco, che utilizzando più o meno efficientemente i media per perseguire i propri fini, ne indeboliscono le resistenze intellettuali e morali.
La religione del profitto, inoltre, riduce sempre più il tempo d’attesa di esso; si vuole tutto e subito: i più ricchi speculano e diventano sempre più ricchi, mentre i più poveri e inadeguati, che diventano anche sempre più poveri, mal si adattano alla loro condizione e sono facile preda della disperazione e del nichilismo. Sempre più manipolate dai media, che con molta leggerezza (o a bella posta?) diffondono il mito della facile ricchezza e della violenza quale mezzo necessario per procacciarsi la ricchezza o per difendersi dalla violenza delinquenziale, le masse diventano ancor più radicali. I più disperati delinquono e fra questi molti meridionali, afflitti da lunghe attese di riscatto economico e sociale, ed immigrati.
Da qui, nelle ricche regioni del Nord l’ostilità, al limite del razzismo, verso questi “diversi”, ostilità accresciuta in conseguenza della facile propaganda di capipopolo che predicano “legge e ordine” soprattutto nei confronti di questi “diversi”, ai quali vengono attribuite, spesso senza lo straccio di una prova, tutte le possibili nefandezze.
Da qui la protesta contro il costoso ed inefficiente Stato, che chiede troppe tasse per sostenere un arcaico welfare (oltre che per pagare i debiti fatti per arricchire il già ricco Nord), ed il facile consenso verso chi promette meno Stato e meno tasse.
Bisogna fare una pausa di riflessione e trovare urgenti rimedi ad una situazione sempre più degradata, che non solo porterà sicuramente le destre a governare ancora (non sarebbe questo il male maggiore, perché ad eventuali ingiustizie le masse saprebbero rispondere) ma soprattutto potrà creare tendenze dissolutrici dello Stato e della coesione sociale.
Gli inesperti allievi aspiranti stregoni del mondo della propaganda politica stanno mobilitando energie e comportamenti che rischiano di interagire sinergicamente e di determinare conseguenze nefaste, che possono sfuggire ad ogni possibilità di controllo.
2月16日 Livelli di istruzione in Italia (Censimento 2001)Quello che mi dà da pensare sono i dati diffusi dall’ISTAT sul livello di istruzione dei 53.854.962 residenti in Italia di età superiore a 6 anni alla data del censimento 2001.In Italia c’erano allora (e non è che la situazione sia tanto cambiata):
- analbafeti. 782.342 (+) -senza licenza lementare 5.199.237 (=) 5.981.579 semianalfabeti (+)
- con licenza elementare 13.686.021 (+) - con licenza media inferiore 16.221.737 (=) 29.907.758 con basso livello di istruzione
-con diploma scuola media superiore 13.923.366 (+) - con diploma universitario 561.724 (+) -con laurea 3.480.535 (=) 17.965.625 con titolo di studio adeguato al tempo presente
Se teniamo conto che il 50% degli italiani ha un’età superiore ai 40 anni, la conclusione è amara: siamo un popoli di vecchi e poco istruiti, ergo facile preda di leader populisti che sanno adoperare slogan di facile effetto (legge, ordine e meno tasse) e di messaggi subliminali (quelli che ci fanno comprare spesso merci inutili, se non dannose, vedi sigarette) Solo poco più di 17 milioni hanno un titolo di studio adeguato ai tempi ma non sono preparati alle sfide del futuro ormai già prossimo che richiede elevati livelli di istruzione per le attività anche meno tecnologicamente avanzate
Meditate genti, meditate……
Come si dissolvono le dittatureLa caduta del muro di Berlino e la disintegrazione del sistema comunista nell’Europa orientale sono state e continuano ad essere interpretate come se fossero le conseguenze della superiorità del sistema liberista nei confronti di quello collettivista. E non è che non ci sia del vero. Ma è più vero che il sistema collettivista è crollato per com’è stato gestito, in quanto sistema dittatoriale . In qualunque sistema dittatoriale è legge di vita che il Capo si circondi spesso e volentieri di gregari di propria fiducia: non è il merito che fa la selezione ma la fedeltà. Il Capo sceglie e promuove solo persone che può controllare e che, soprattutto, non lo possano rovesciare. Condizione per avanzare in carriera è il piacere ai capi: da qui una corsa al conformismo in cui i migliori sono destinati a perdere perché spesso e volentieri propongono il progresso, che in sé porta i germi del cambiamento. Chi propone di cambiare è guardato sempre con sospetto perché in pratica è contro lo statu quo, il che spesso significa essere contro il vigente sistema, espressione delle decisioni dei capi. Chi è contro le decisioni dei capi non è fedele ad essi e, pertanto, deve essere eliminato. Rimangono solo quelli che valgono poco, che avanzando in carriera si circondano di gregari che valgono meno e così di seguito, in un rapido decadimento del sistema che più o meno pacificamente implode e si autodissolve. E’ sempre accaduto. Accadrà sempre!2月15日 Competitività e solidarietà
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono: “Perché?”. Io sogno le cose come non sono mai state e dico :” Perché no?” (G.B.Shaw)
Sembra che, sul piano dei comportamenti sociali, uno dei problemi di oggi sia scegliere fra competitività o solidarietà. Esaminando la realtà si deduce che sia sul piano economico sia sul piano politico-sociale la scelta non possa fare a meno di cadere sulla solidarietà. Perché? Perché laddove si parla di competizione si parla di legge del più forte, nella quale c’ é uno che vince ed altri che perdono. E, in economia, chi perde, perde danaro e fallisce. E quando uno fallisce, chiude e lascia sul lastrico le famiglie dei dipendenti, che diventano disoccupati, e dei soci, che ci rimettono il capitale finanziario investito. La sconfitta non crea ricchezza ma la distrugge. La solidarietà, invece, é l’ opposto. Il più forte aiuta il più debole a superare le difficoltà e gli ostacoli. E, in economia, questo vuol dire cooperazione nel conseguimento di obiettivi di carattere sociale in quanto non ci sono sconfitti che, avendo perduto, falliscono e devono chiudere e non ci sono nuovi disoccupati, abbandonati al loro destino. Solidarietà vuol dire sinergismo e, quindi, crescita ed espansione. Vuol dire aumento dell’ occupazione e della ricchezza. Il che non vuol dire sopravvivenza a tutti i costi dell’ inutile e dell’ obsoleto. Vuol dire ricerca dell’ efficienza (attitudine a soddisfare le motivazioni interne ed esterne,differente da efficacia, attitudine a perseguire uno scopo,quale che sia la via) e, quindi, cambiamento. La competitività, invece, una volta avvenuta la selezione, ricerca il mantenimento e la conservazione della condizione acquisita. Ecco, quindi, le posizioni antitetiche: conservatorismo e progressismo. Il conservatorismo è tipico delle forze di destra, il progressismo, invece, delle forze di sinistra. Così accade nei paesi di vecchia democrazia. In Italia c’ é ancora un pò di confusione, perché nelle masse la capacità di distinguere fra le caratteristiche della destra e quelle della sinistra non sono chiare, soprattutto perché si dicono di destra forze che per gli obiettivi che perseguono in campo economico-sociale dovrebbero essere qualificate di sinistra. La confusione deriva dalla svolta data a quella che doveva essere la rivoluzione sociale di inizio secolo dai sostenitori della Buonanima. Se quegli uomini che si dicono simpatizzanti della Destra nazionale non ritornano alle vere loro origini e non ritrovano le loro radici (il Socialismo), la confusione continuerà ancora. E la democrazia italiana sarà sempre debole e incompiuta, debole perché incompiuta. La vera destra in Italia è l’ anima liberista di Forza Italia, rappresentata da Martino e Tremonti in Economia e da Berlusconi in Politica e, soprattutto, nella Finanza. Alleanza nazionale e Movimento Sociale hanno un’ anima di sinistra, mascherata dalla propaganda che li vuole sostenitori di legge, ordine e disciplina. Quando avranno fatto autocritica e soprattutto quando avranno fatto pubblica abiura degli aspetti più nefasti e deleteri del conformismo verso quei capetti che rappresentavano il potere e che condussero verso la perdizione la Buonanima e la Nazione, aspetti che sono proprio la manifestazione superficiale e negativa del Fascismo, allora sì che in Italia si potrà parlare di democrazia compiuta.
Perché allora ciascuna forza politica occuperà lo spazio che le spetta e ognuno saprà a chi ispirarsi. Le parole saranno chiare e i programmi coerenti perché nessuno potrà più razzolare nel campo altrui. 2月14日 Inflazione da Euro,di chi il merito: delle berlusconomics
La perdita di potere d’acquisto degli italiani è stata comunemente attribuita all’adozione dell’Euro. A giustificazione del fatto che in Italia, in coincidenza con l’adozione dell’Euro, l’inflazione reale è stata galoppante e nel giro di tre anni i prezzi dei generi di prima necessità si sono raddoppiati sono state portate tante piccole amene giustificazioni: gli esperti ci hanno predicato che la tendenza a semplicizzare ci ha indotti a dare all’Euro il valore di mille lire, che il non essere abituati ad usare i centesimi ci ha portato a non tenerne conto e così forse qualcuno ne ha anche approfittato, forse i commercianti. E poi, diciamolo, diciamolo, l’Euro è stato un gran guaio per l’economia italiana, perché ci ha impedito le svalutazioni competitive che in passato hanno facilitato le esportazioni, la ripresa economica e l’occupazione. E invece, per colpa dell’Euro eccoci qui, con l’economia che non tira , con il governo che fatica a rispettare i vincoli del “patto di stabilità”, coi sindacati che filano d’amore e d’accordo con la sinistra, sì i comunisti, e facendo scioperare i lavoratori , riducono la produzione di beni e servizi, che di fatto impoverisce il paese perché il PIL non cresce. Maledetto Euro!!!!
Ma è stato proprio così oppure l’alta inflazione reale è stata ricercata dai nostri furbissimi regolatori dell’economia nazionale, i quali a tale scopo non hanno attivato gli organi di vigilanza sull’andamento dei prezzi al consumo? Perché l’avrebbero fatto? Per almeno tre ordini di motivi.
Primo:l’inflazione reale alta è stata perseguita perché nonostante la notevole contrazione dei consumi in termini assoluti, il PIL a prezzi di mercato poteva risultare crescente, cosicchè il rapporto Debito Pubblico/ PIL a prezzi di mercato poteva diminuire, nonostante l’aumento in termini assoluti del Debito.
Secondo:l’inflazione reale alta è stata voluta perché così si potevano aumentare le entrate fiscali dello Stato (in particolare l’IVA) mentre si potevano ridurre le uscite con l’adeguamento al ribasso dei salari dei pubblici dipendenti per effetto di una bassa inflazione non reale calcolata dall’ISTAT, ed anche a seguito dei decreti taglia spese.Il tutto, per favorire il conseguimento di un rapporto Deficit statale / PIL a prezzi di mercato inferiore al 3 %. . Terzo: l’inflazione reale alta è stata fortemente desiderata (in concomitanza di un’inflazione calcolata bassa e un PIL a prezzi di mercato risultato cresciuto nonostante la notevole contrazione dei consumi) perché nel calcolo del PIL deflazionato (ovvero corretto dagli effetti dell’inflazione calcolata dall’ISTAT) poteva essere applicato un deflatore del PIL più basso di quello reale, perché derivato dalla bassa inflazione calcolata. Così il PIL deflazionato poteva risultare superiore al quello reale, ciò che in un regime di vera e propria recessione qual’è quello che da 5 anni attraversiamo, consentiva di affermare che in Italia c’era un lieve aumento della ricchezza..
In questo modo i furbissimi regolatori dell’economia potevano dimostrare che i conti dello Stato erano in ordine, che l’economia cresceva, anche se lentamente, ma cresceva e che le le berlusconomics, sono quello che ci vuole per l’Italia, per l’Europa e forse anche per il Mondo.
C’è qualcuno che ricorda i guai procurati dalle reaganomics? Le sconfitte del centro sinistra nelle elezioni del 2000 e del 2001Erano ineluttabili, e non perché il centrodestra fosse più forte o avesse presentato un programma più persuasivo o uomini più credibili e men che meno perché il Cavaliere si fosse alleato con la Lega. E neanche perché il centrosinistra avesse governato male o si fosse presentato meno compatto del Polo per la continua litigiosità delle varie sue componenti. Era scritto ed è scritto nel destino politico dei popoli ricchi, la cui religione di vita è l’economismo: la diffusa ricchezza rende tutti più egoisti e non solo gelosi della propria ricchezza ma soprattutto desiderosi di accrescerla il più possibile o, almeno, di conservarla. Gli imprenditori privati e gli azionisti vogliono imprese più redditizie e lucrative, per cui bisogna ridurre i costi, il che significa dover ridurre i dipendenti attraverso la flessibilità e/o pagare meno tasse. L’aumento diseguale della ricchezza (che è di molti) crea ormai pochi poveri, che però sono molto poveri e disperati e quindi possibili prede di tendenze asociali e amorali. Da qui la proliferazione di certa delinquenza più o meno organizzata e la conseguente richiesta di misure di sicurezza più efficaci. Lo slogan più diffuso fra i ricchi popoli occidentali è legge e ordine e meno tasse.
Le sinistre per costituzione sono solidariste e, quindi, più propense a chiedere a tutti i più fortunati (che sono tanti) di pagare più tasse e a ricercare ricette più dolci per guarire i mali sociali. Da qui le lunghe fortune di governi conservatori nei paesi ricchi (i casi Roosvelt e Clinton sono rare eccezioni alla regola, il primo per la coincidenza della 2^ guerra mondiale durante il suo 2° mandato e il secondo perché facilmente controllabile per i suoi vizi privati dalla tecnostruttura militare-industriale che domina gli USA) pronti a soddisfare le esigenze dei più ricchi nei loro paesi. Il fatto che la ricchezza dei cittadini ricchi degli stati ricchi sia a scapito dei loro concittadini meno abbienti e dei popoli più poveri conta poco nel breve e nel medio periodo. Il centrodestra avrebbe vinto comunque quelle elezioni e non perché il governo di centrosinistra è stato troppo debole con gli immigrati più o meno autorizzati, ai quali si attribuisce l’incremento dei reati verificatosi negli ultimi tempi, ma semplicemente perché la coesione sociale è ormai andata a farsi benedire, l’egoismo ha preso il sopravvento (le fortune della Lega sono cominciate prima, quando c’era la normale immigrazione interna dalle regioni più povere a quelle più ricche) e nessuno intende prendersi carico dei meno fortunati. Da qui il voto a chi si è fatto paladino di legge e ordine e meno tasse.
Avrebbe vinto chiunque, anche se non avesse avuto le Televisioni e le ricchezze del Cavaliere: anzi il Cavaliere ha vinto, nonostante la pacchianaggine e le grossolanità psicologiche dimostrate durante la campagna elettorale -che gli avevano alienato parecchie simpatie dentro e fuori del suo elettorato- solo perché ha pervicacemente insistito nel suo slogan “legge e ordine e meno tasse”. Il centrosinistra lo ha solo scimmiottato raccontando timidamente che le cose cominciavano ad andare bene sul piano economico, che l’occupazione aumentava, che col tempo le tasse potevano anche essere ridotte mentre invece avrebbe dovuto presentare coraggiosamente l’amara e costosa ricetta di un programma che intendeva affermare i suoi valori, quelli che possiamo riassumere nella solidarietà e nella giustizia sociale, nella protezione dei più deboli e meno fortunati, nel sacrificio del proprio egoismo, nell’efficienza (attitudine a soddisfare le motivazioni interne ed esterne -che tiene conto della solidarietà- cosa differente dall’efficacia, capacità di risolvere i problemi che però non tiene conto della soddisfazione dei pubblici interni ed esterni) e che a lungo andare pagano un vistoso dividendo non solo in campo economico ma anche nel settore della sicurezza e della giustizia. Ne tengano conto quelli dell’ Unione 2月13日 La Buona Scuola e quella della MorattiTenuto conto che: - andiamo sempre più verso una realtà in cui l' aumento della vita media porta ad aumentare i limiti d’età per il pensionamento e quindi ad allontanare nel tempo sia la creazione di vacanze organiche nel mondo del lavoro sia l’inserimento dei giovani in tale mondo; - il cittadino italiano è legalmente maggiorenne a 18 anni; - la qualità della vita è tanto più elevata quanto maggiore è la capacità di ciascuno di apprezzare criticamente le cose dello Spirito, ad esempio l’Arte; - il mondo del lavoro richiede, anche per quelle che una volta erano le professioni più umili, una formazione professionale sempre più sofisticata e aggiornabile, alla cui base sta una elevata preparazione scientifica di base, la conoscenza delle lingue e dell’informatica (scienza che si rinnova giornalmente); é da parecchi anni che penso che compito della Scuola dovrebbe essere il contribuire a : - formare la persona umana; - formare il cittadino; - attribuirgli la formazione scientifica di base per affrontare gli studi successivi per conseguire un’ adeguata qualificazione professionale.
Ciò posto, è da parecchi anni, quindi, che vagheggio per i ragazzi italiani la Scuola obbligatoria almeno fino al raggiungimento della maggiore età, una Scuola però ad indirizzo unico, dopo quella che una volta era la licenza media, con programmi unificati in campo nazionale: un unico liceo, un melting pot tra i vecchi licei classico e scientifico e l’istituto tecnico-commerciale. Questo il discorso di base che ritengo valido, salvo prova contraria, sul piano degli obiettivi e sulla conseguente organizzazione dei cicli scolastici, che chiamerei ancora con i loro vecchi nomi, ossia: - scuola materna fino a 5 anni; - scuola elementare; - scuola media inferiore; - liceo.
Ovviamente, l’inserimento nel mondo del lavoro richiederebbe un ulteriore ciclo di studi di specializzazione (oggi chiamato “laurea breve”) per affrontare qualunque tipo di professione di non elevata qualificazione, ciclo di studi che potrebbe essere il primo gradino per una laurea tecnica.
Non mi dilungo sui contenuti dei programmi, sulla tecnica didattica e sul metodo.
Nell’art.2 della legge Moratti , che statuisce l’ organizzazione scolastica nazionale che sarà gestita dalle 20 repubblichette previste dalla legge sulla “devolution”, si intrecciano in maniera confusa organizzazione, programmi, tecnica didattica e metodo e si capisce solo che “ l’ offerta formativa”( quanto mi sa di “marketing”) ha come obiettivo fondamentale il preparare i giovani ad essere a 18 anni , se non prima, pronti e badile in spalla (lima, martello, cacciavite, saldatrice e chessò altro) per andare presso la prima agenzia a offrirsi come “lavoratori” a tempo determinato. Per continuare il cammino che porterà l'Italia ad essere una Nazione del 3°o 4° mondo.
2月12日 Democrazia, Guerra, Economia, Iraq:dati di fatto
E’ un dato di fatto che la Storia è il complesso di accadimenti che segnano il cammino dei popoli verso la vera autentica democrazia e che quanto è accaduto nei secoli non poteva non accadere e va valutato correttamente alla luce del contesto in cui si è verificato. E’ un dato di fatto che le guerre calde sono sempre state il ricorso alle armi per risolvere rilevanti conflitti di interesse non altrimenti componibili e sono sempre state causate da regimi dispotici o dittatoriali:lampante ultimo sciagurato esempio ne è’ la 2^ Guerra mondiale, provocata dai regimi nazista e fascista. E’ un dato di fatto che dittature personali e forti dispotiche oligarchie, al potere in paesi del 3° e 4° mondo, affidano la loro sopravvivenza all’ esistenza di feroci sistemi repressivi contro minacce interne e alla deterrenza militare contro possibili interferenze internazionali. Da quì l’instaurazione di capillari servizi informativi e di sicurezza interna e l’ impiego di antiche e moderne tecniche di condizionamento nei confronti delle loro misere popolazioni, tenute in un disumano stato di ignoranza e indigenza, per indirizzarle verso un oppiaceo tipo di religione, teologica o ideologica; da qui la corsa agli armamenti con l’ impiego di ingenti risorse finanziarie a scapito dello sviluppo economico e sociale. E’ un dato di fatto che le moderne democrazie, specialmente quelle europee, ricercano la pace nella solidarietà, rifiutano la guerra come mezzo per la soluzione delle controversie internazionali ed affidano l’eliminazione delle cause dei possibili conflitti alle apposite Istituzioni e alla suasion diplomatica. Lobbysmo, neoliberismo ed economia E’ un dato di fatto che nei ricchi paesi occidentali le scelte politiche delle masse siano sempre più pilotate attraverso mirate e costose strategie del consenso, sviluppate mediante la tecnica della propaganda (imperniata su messaggi subliminali, che superano le normali barriere razionali, capaci di fare acquistare anche merci inutili e dannose) da ricche e potenti lobby al fine di portare al potere politici (di sinistra,centro o destra) facilmente controllabili, che non sempre sono i migliori per gli interessi delle collettività. E’ un dato di fatto che negli USA le destre siano neoliberiste in economia e favoriscano la nascita e la crescita di oligopoli multinazionali E’ un dato di fatto che negli USA le destre neoliberiste appoggino il Partito Repubblicano, siano da questo rappresentate ed operino nell’ambito delle Istituzioni pubbliche una capillare, continua ed efficace azione di lobby. E’ un dato di fatto che le destre neoliberiste attribuiscono le cause di una bassa crescita economica alle rigidità e permissività delle politiche del welfare, perché –dicono- le sostanziose risorse sottratte a fini fiscali dalle tasche dei fortunati ricchi contribuenti vengono disperse improduttivamente in spese pubbliche per la politica previdenziale, sanitaria e scolastica, per sussidi di disoccupazione (che alimentano la tendenza all’ ozio di quanti non sono in grado di procurarsi un’ occupazione) e per qualunque altro intervento a favore dei meno fortunati mentre, mentre se rimanessero nelle tasche dei loro legittimi possessori, sarebbero sicuramente impiegate da questi fortunati ricchi contribuenti in utili investimenti produttivi . E’ un dato di fatto che le destre neoliberiste attraggono sempre più consensi nei momenti di confusione come quelli attuali, in cui sembra prevalere la legge della jungla, perché promettono legge e ordine (beni sempre più ricercati) e meno tasse, ovvero una riduzione dell’ intervento pubblico nei settori non strettamente connessi con la Difesa e con la Sicurezza, il che determina un appesantimento delle tasche dei più fortunati per notevoli risorse pecuniarie non versate al fisco (risorse che non è detto che essi investano nell’intrapresa mentre è certo che le utilizzano spesso per procurarsi beni di lusso e servizi privati d’ eccellenza) e un maggiore impoverimento dei poveracci, cui rimane quanto basta alla loro sopravvivenza e i pubblici servizi, poco efficienti per la ricercata riduzione della spesa pubblica.
E’ un dato di fatto che negli USA le lobby più potenti sono quelle militari-industriali (lo afferma in tutti i suoi libri di storia economica John Kenneth Galbraith, professore emerito di Harvard ed ascoltato consigliere direttamente di quasi tutti i Presidenti democratici , da Roosvelt in poi, e indirettamente di alcuni repubblicani) capaci di orientare, con le buone o con le cattive, le scelte di politica economica ed estera dei governanti. E sappiamo che queste lobby sono state capaci di tenere sotto scacco la maggioranza dei Presidenti attraverso il ricatto per le loro scappatelle mentre quelli che non si sono piegati, come J.F.Kennedy, sono stati eliminati fisicamente e quelli che hanno chiuso lucrose attività militari, come Nixon (cui va dato il merito della fine della guerra del Viet-nam), sono stato eliminati politicamente. Il rischio lo passò anche Clinton, con l’impeachment, quando tentò di appoggiare il piano sanitario della moglie , ma un saggio suo passo indietro, con l’aumento degli stanziamenti a favore delle spese militari ed il conflitto contro Milosevich, lo salvarono dalla perdizione.
E’ un dato di fatto che lo sviluppo economico americano è legato al circuito virtuoso keynesiano innescato da imponenti investimenti pubblici in deficit di bilancio nel settore della Difesa (o della guerra) che prevedono sia la ricerca nel settore militare (che per chi ne sa di questioni militari si sviluppa a 360° in tutti i settori delle attività socio-economico-culturali) sia la sperimentazione di nuovi armamenti, equipaggiamenti, mezzi di trasporto e di combattimento, mezzi di trasmissione e logistici (termine generico che vuol dire di tutto) sia il consumo degli stock immagazzinati perché ormai obsoleti sia il loro rinnovo. Da ciò l’esigenza di una micro e/o macro conflittualità permanente a livello internazionale tali da giustificare la presenza e/o la minaccia di un possibile impiego delle proprie Forze Armate, sempre efficienti e pronte nei vari scacchieri operativi, e l’armamento gratuito o a pagamento di paesi considerati amici con gli stock da eliminare. E’ un dato di fatto che, negli USA, la ricaduta positiva degli investimenti militari e la conseguente crescita economica non deve far abbassare la disoccupazione al di sotto del 5 % , in quanto ciò porterebbe ad un surriscaldamento dell’ economia (causata da una rarefazione del mercato del lavoro, da un aumento delle pretese dei sindacati e dalla crescita del costo del lavoro) e quindi alla crescita dell’inflazione. E’ un dato di fatto che la crescita economica porta anche ad un rafforzamento della moneta che la sostiene rispetto alle altre monete e, nel caso dell’ economia americana, del dollaro: da qui l’attenzione continua da parte della Fed al valore del dollaro rispetto alle altre monete. E’ un dato di fatto che l’economia dei paesi europei e del Giappone sono americocentriche e che la forza del dollaro consente agli USA di importare a buon prezzo i beni che non conviene produrre negli USA pena l’abbassamento della soglia della disoccupazione al di sotto del fatidico 5 %. Ciò porta ad un aumento del debito estero che gli USA controllano sia provocando con l’aiuto di paesi amici e dell’OPEC l’aumento dei prezzi in dollari delle materie prime e del greggio, che di fatto fanno aumentare i costi di produzione dei paesi che esportano negli USA e ne riducono la competitività, sia modificando con appropriati interventi della Fed il rapporto Euro/Dollaro e quello Yen/Dollaro: dollaro debole in momenti di disoccupazione alta per incentivare i consumi interni e, quindi, l’occupazione e scoraggiare le importazioni, dollaro forte in momenti di bassa disoccupazione per ridurre i consumi interni e quindi la crescita dell’occupazione indirizzando i consumatori verso beni d’importazione. E un dato di fatto che le destre liberiste americane non vedono di buon occhio la nascita di uno Stato federale europeo, che oltre ad essere un temibile concorrente economico, col suo vecchio welfare sarebbe un cattivo esempio per i lavoratori americani e, inoltre, limiterebbe di fatto il superpotere della superpotenza USA, potendo svolgere un’autonoma politica estera e militare (attualmente vale ancora la vecchia asserzione di Kissinger:”L’Europa? Ditemi qual’ è il suo numero di telefono”per dire che l’Europa non esiste in politica estera). E’ un dato di fatto che le destre liberiste europee siano filo-americane, nel senso che sono filo-Bush, rappresentante del neoliberismo americano e nemico del welfare e dell’intervento dello stato in economia, il che vuol dire nemico di un corretto progressivismo fiscale, che fa pagare ai più ricchi tasse progressivamente più salate al crescere della loro ricchezza E’ un dato di fatto che in Europa le destre neoliberiste siano euroscettiche e attribuiscono la causa della scarsa crescita delle loro economie alle rigidità dei sistemi del welfare dei paesi europei ma è anche vero che ciò si può anche e per buona parte attribuire sia alla perdita di competitività, all’inizio del ciclo causata, dall’ apprezzamento dell’Euro sia agli effetti recessivi dello scoppio della bolla speculativa di Wall Street a seguito degli scandali tipo Enron sia alle incertezze conseguenti anche agli attentati dell’11 settembre che hanno visto ridurre notevolmente i consumi voluttuari (vedi turismo) ovunque. . E’ un dato di fatto che le destre neoliberiste europee non credono né nell’Euro né nell’ Europa, convinte nella loro scarsa lungimiranza che Euro ed Europa siano contrari ai loro interessi di bottega a breve termine (il che, di fatto, è vero). E’ un dato di fatto che la Francia è una Nazione francese che sta in Europa allo stesso modo dell’Inghilterra e come l’Inghilterra si avvale della possibilità di svolgere una propria autonoma politica estera, derivantele dal privilegio del seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU con diritto di veto:coinvolgere la Francia nelle questioni di politica estera europea è l’unico modo per essere ascoltati in ambito Consiglio di Sicurezza, lasciarla fuori significa spaccare l’Europa, toglierle peso politico (è questo l’errore commesso dai paesi della vecchia e nuova Europea, ma forse è quello che volevano ottenere) . Terrorismo e sconfitta della democrazia? E’ un dato di fatto che molte multinazionali, per la lungimiranza dei loro management che hanno saputo aiutare i governi ad applicare sane politiche di sviluppo keynesiane, hanno finora giocato un ruolo rilevante sia nel mantenimento della pace sia nello sviluppo economico e della democrazia dei paesi di interesse (sarebbe stato masochista far nascere conflitti tra paesi in cui erano presenti). E’ un dato di fatto che negli USA le multinazionali legate alle 7 sorelle e alle industrie belliche sostengono il Partito Repubblicano, per sua natura liberista e nemico di qualsiasi intrusione del potere centrale nei complessi problemi socio-economici interni ed internazionali, a meno che non sia al potere.
E’ un dato di fatto che, con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione del Patto di Varsavia e dell’URSS, le FF.AA. di quasi tutti i paesi di vecchia e nuova democrazia si sono ridimensionate rendendo disponibili sul mercato rilevanti quantità di armamenti ed altrettanto sta accadendo in Cina.
E’ un dato di fatto che la ricerca di moneta forte ha portato i paesi del’ex Patto di Varsavia in possesso di armamenti in esubero a venderli, direttamente o attraverso multilaterazioni, a governanti di paesi produttori di materie prime e di petrolio, in possesso di poderosi stock di moneta americana, senza rispettare le varie limitazioni imposte dai trattati internazionali.
E’ un dato di fatto che in molti paesi ricchi di materie prime e di petrolio governati da ricche e feroci dittature militari o oligarchie feudali e la cui stabilità interna è affidata a fedeli ed efficienti apparati polizieschi e quella esterna al possesso di armamenti di notevole deterrenza (armi di distruzione di massa), la religione fondamentale é l’Islam e le popolazioni vivono un’ esistenza miserevole, connotata da una profonda ignoranza, la cui unica consolazione è la speranza di un felice al di là da conquistare attraverso una morte gloriosa nella Jihad contro gli infedeli ricchi occidentali, presentati dai loro capi come la causa fondamentale della loro infelicità.
E’ un dato di fatto che i governanti dei paesi islamici considerino la democrazia antitetica all’Islam (come di fatto è), un pericolo letale per la sopravvivenza dei loro regimi e che sia pertanto da combattere ed abbattere: l’ingresso della democrazia in uno di questi paesi avrebbe per conseguenza un rapido effetto domino, facendo così cadere questi regimi; per questo confidano molto nell’effetto deterrente del terrorismo e del possesso di armi di distruzione di massa per tagliare corto su qualunque tentativo di intervento internazionale a favore dell’elevazione socioculturale dei loro popoli.
E’ un dato di fatto che oggi il terrorismo trovi le sue reclute nei paesi islamici e in talune dottrine pseudorivoluzionarie tendenti ad instaurare regimi radicali di destra o di sinistra .
E’ un dato di fatto che effettivamente l’unico pericolo vitale per le democrazie è il terrorismo, sia perché la sua imprevedibilità le rende indifendibili (Italia, Spagna, Irlanda e USA lo hanno provato sulla loro pelle) sia perché la sua immanenza richiede costose misure restrittive delle libertà democratiche (ecco il rischio mortale verso cui le conduce).
E’ un dato di fatto che le destre neoliberiste (di cui fanno parte i “neocons” USA) tendono al radicalismo e non hanno molta simpatia per la democrazia e questa la dice lunga sul desiderio dei sostenitori di Bush di esportare la democrazia negli stati canaglia, anche perché la democrazia diffusa faciliterebbe pacifici rapporti fra gli stati, rivalorizzerebbe la diplomazia, ridurrebbe l’esigenze di spese in armamenti e sarebbe contraria agli interessi delle lobby militari industriali.
E’ un dato di fatto che un’ effettiva democrazia è il prodotto di un processo radicale che può essere pacifico, se i governanti al potere sono capaci di rispondere saggiamente e prontamente alle richieste di cambiamento di regime, ma può essere anche violento, rivoluzionario e incontrollabile,
se i pochi detentori del potere, che in quel momento sono i più deboli, si oppongono ostinatamente ai molti che ne richiedono la cessione e che sono i più forti.
E’ un dato di fatto che non sempre le rivoluzioni portano alla democrazia ma è anche vero che un popolo che ha conquistato la democrazia, gustandone la giustezza, se la perde, lotta per riconquistarla. Ricordiamoci di quante colpi di stato (rivoluzioni militari) e rivoluzioni islamiche hanno portato all’instaurarsi di regimi dittatoriali e di quante guerre civili hanno portato alla caduta di vecchi e nuovi tiranni.
Che fare con Saddam?
E’ un dato di fatto che Saddam era un dittatore sanguinario e pericoloso, che si è macchiato di delitti infamanti nei confronti del suo popolo, che non ha ottemperato a numerose risoluzioni dell’ONU riguardanti le limitazioni agli armamenti, e che in un conflitto contro di lui si sarebbero scatenate reazioni imprevedibili sia del popolo irakeno sia del terrorismo internazionale.
E’ un dato di fatto che negli USA, prima ancora dell’11 settembre si è verificata una crisi finanziaria a seguito dello scoppio della bolla speculativa di Wall Street, simile a quella del 1929, anche in conseguenza degli scandali tipo quello del caso Enron e nonostante gli inviti alla prudenza di Galbraith, Samuelson, Modigliani e dello stessa Fed, crisi che ha ferito la fiducia degli americani non solo nei confronti delle Istituzioni economiche ma anche delle Autorità politiche. Crisi del genere deprimono fortemente l’economia e richiedono energici interventi politici capaci di risollevare il morale, quali ad esempio lo stimolo dell’ orgoglio nazionale contro una minaccia esterna.
E’ un dato di fatto che gli USA abbiano Servizi Segreti che una volta possedevano una efficace capacità di intelligence, di analisi e di indirizzo tale da far provocare colpi di stato, rivoluzioni e controrivoluzioni anticomunisti e che invece negli ultimi 18 anni sono molto scaduti nell’assolvimento dei loro compiti specifici. Infatti non sono stati capaci di presagire il crollo dell’ URSS, di prevedere l’invasione del Kwait da parte di Saddam, di creare le condizioni per eliminare Saddam ed altri pericoli pubblici e non sono e stati capaci (e non lo sono ancora) di controllare il terrorismo sul loro territorio nonostante gli allertamenti ricevuti da altri Servizi e gli attentati antecedenti a quello delle Twin Towers.
E’ un dato di fatto che gli USA -guidati da un texano, che da Governatore era (ed è rimasto) sostenitore della pena di morte ed è perseguitato dalla nevrotica voglia di confrontarsi col padre- abbiano attaccato l'Iraq (non Saddam) con una grossolana valutazione di vantaggi e svantaggi derivata dall’opera di intelligence dei Servizi Segreti (la cui scarsa efficienza conosciamo) senza lasciarsi in mano alcuna alternativa né per essi né per Saddam. per una diversa soluzione onorevole della crisi da loro aperta. Qualcuno, Roosvelt diceva:"Mai trattare sotto l'effetto della paura, ma non avere mai paura di trattare" e qualcun altro, Kennedy, "Bisogna lasciare all'avversario sempre un modo di non perdere la faccia e lasciare a se stessi un'onorevole via d'uscita".Il Presidente americano sembra che li abbia mai conosciuti.
In definitiva, allo stato dei fatti Saddam non era nè un problema americano, né europeo.Era un problema per il suo stesso popolo, per i popoli della Lega Araba –nel cui ambito svolgeva un’azione destabilizzante- e per l’ONU, visto che l’ ONU lo si era voluto chiamare continuamente in causa.
Il problema Saddam doveva essere risolto, come quelli rappresentati dai despoti suoi simili, con un processo simile a quello detto della "vietnamizzazione": doveva diventare un problema per gli iracheni e per la Lega araba.
Compito dell’ONU doveva essere far in modo che il processo domino, che quasi sicuramente si svilupperà nei paesi arabi, si sviluppasse in maniera controllata come in una reazione controllata in una centrale nucleare.
Frattanto sono ormai passati quasi 3 anni dall’inizio della guerra in Iraq e non sembra che la situazione sia molto migliorata, nonostante le elezioni, in quel martoriato paese ed in tutto il mondo, jahdisti fedeli ad al Qàeda continuano nei loro attentati a ricordarci che in un modo o in un altro, prima o poi, con al Qàeda bisognerà trattare.
2月11日 Cambiare la Costituzione? Come
La “caduta del muro” di Berlino con la conseguente disfatta della politica dei blocchi contrapposti ha di fatto decadere gli accordi di Yalta e consentito in Italia la piena ammissione del Partito Comunista alla gestione del potere politico nazionale. La stessa caduta del muro ha portato alla stagione di “mani pulite”, all’emersione di “tangentopoli” e alla dissoluzione del sistema politico e di potere ufficiale. In effetti di corruzione politica in Italia ne avevamo avuto notizie ufficiali con continuità nei vari scandali che avevano coinvolto uomini di governo e partiti, scandali comunque non approfonditi compiutamente perché sennò sarebbe stata spazzata via proprio quella classe dirigente tenuta su perché garante di fronte agli USA della appartenenza dell’Italia al blocco occidentale.
La caduta del muro, mani pulite e tangentopoli sarebbero stata l’occasione per rinnovare la politica italiana; ma così non è stato. Alla crisi politica si sono sommate ricorrenti crisi monetarie ed economiche e l’emergenza del terrorismo mafioso che hanno distratto l’opinione pubblica dall’ esigenza di un effettivo rinnovamento della politica e soprattutto della classe politica italiana. Invece di applicare finalmente e compiutamente la costituzione (trascurata di fatto in molti suo aspetti fondamentali, quali ad esempio il decentramento amministrativo ) si è attribuito alla costituzione vigente la colpa di tutti i guai, dimenticando e facendo dimenticare che il blocco del ricambio della politica italiana nasceva dalla nostra appartenenza cinquantennale al blocco occidentale che di fatto aveva cristallizzato la situazione politica interna e annullato qualsiasi possibilità di ricambio.
Conseguenza è stata che sotto la spinta di pochi esaltati ed impreparati apprendisti stregoni della politica e dell’uso massiccio di tecniche della propaganda da parte di chi aveva interessi personali da proteggere, l’opinione pubblica italiana è stata persuasa che bisognava “ cambiare l’Italia” e che far ciò bisognava cambiare radicalmente la costituzione ancora inapplicata.
E’ vero che la Costituzione italiana prevede anche la possibilità di interventi parlamentari per una sua modifica ma ciò è valido per modifiche di lievi entità che non intacchino l’impalcatura su cui si regge tutto il sistema. Rilevanti cambiamenti costituzionali per avere un minimo di validità democratica possono essere effettuati o attraverso accordi bipartisan o meglio e soprattutto con apposite assemblee, che però non possono essere formate dai parlamentari eletti per stare in parlamento a dettare la politica della legislatura, ma devono essere elette dal popolo sovrano fra persone in grado di ragionare in termini del “fare il bene di tutta la Nazione” e non del “fare il solo bene della propria parte politica e del proprio elettorato”.
Che l’esigenza di un’assemblea specifica “costituente” sia imprescindibile lo dimostra il fallimento delle varie “bicamerali” italiane create ad hoc dai governi De Mita e D’Alema e della “Convenzione europea”, creata dai Governi dell’Europa, che ha elaborato una “Costituzione europea” che costituzione non è ancora perché bocciata da alcuni referendum nazionali dai popoli sovrani che non la sentono propria.
E’ di pochi mesi, frattanto, l’approvazione di una legge costituzionale, voluta da una sola parte politica, che apporta notevoli modifiche alla Costituzione italiana e che ha moltissime probabilità di essere cancellata dal sicuro referendum che si terrà prima dell’estate. Questa legge, detta della “devolution”, se guardata in prospettiva presenta, ma solamente in linea di principio, alcuni aspetti positivi (il risalto dato alla figura del Primo Ministro e l’ attribuzione di compiti distinti alle due Camere) ma molti negativi quali la mancanza di adeguati “contrappesi” ai poteri dati al Primo Ministro e soprattutto la “devolution” ovvero l’eccesso di poteri attribuiti alle Regioni, che rischiano di trasformare lo Stato italiano in una federazione di 20 italiette destinato ad essere relegato fra i paesi in via di dissoluzione sotto l’aspetto politico e socio-economico-culturale.
Perché in prospettiva? Se proiettiamo la nostra mente verso il futuro non possiamo non prevedere la nascita dell’Europa politica, ovvero di una Federazione di Stati Europei con un’unica politica estera, un’unica politica militare, un’unica politica economica e soprattutto con politiche di spesa armonizzate ( leggi welfare ovvero previdenza, sanità, istruzione e sistema di reti, ecc.). Questa Europa per essere in sintonia con le esigenze del futuro richiederà l’esistenza di singoli Stati fortemente centralisti , pena l’instaurarsi di piramidi burocratiche di vario tipo che a quest’Europa toglierebbero capacità di rapida reazione alle sfide che già si presagiscono: l’esigenza di competitività in ogni settore con i futuri giganti dell’economia quali Cina ed India.
E nonostante sia legge di natura che gli organismi animati sopravvivono solo se riescono ad aggregarsi in organismi sempre più grandi e complessi, noi in Italia, da anni, ci affanniamo a rincorrere un “ fumoso federalismo” quasi secessionista che, se non ci poniamo rimedio con un Referendum abrogativo, ci porterà a vedere 20 piccole Italiette sparpagliate, prive di coesione e non idonee ad affrontare il futuro che ci si prefigura.
Dove va la Storia?
“In ogni tempo e in ogni paese ci sono persone che tentano di fermare la storia. E’ gente che teme il futuro, che non ha fiducia nel presente e che si rifà ad un passato sereno e tranquillo che in realtà non è mai esistito. . (R.F.Kennedy, 1964)” 2月9日 La strategia del consenso politico oggiAVVERTENZA:LEGGENDO SOLO LA PARTE IN GRASSETTO PERDETE MENO TEMPO
“Dicendo che in questo secolo “ il mezzo è il messaggio ”, Marshall Mc Luhan .... ci ha dato modo di capire che cosa può essere la politica moderna, e questa visione è non poco preoccupante. Perché con l’aumento demografico, con i problemi via via più complessi della nostra società, con il costo crescente delle campagne politiche, risulta sempre più evidente che la confezione del pacco conta più del prodotto, che l’immagine percepita del candidato è spesso più importante di quel che dice (Robert.F.Kennedy).”
La politica e l’economia sono caratterizzate sempre più da un’esasperata ricerca del consenso, la costante che dà l’impronta a quasi tutte le attività sociali, private o pubbliche, perché attraverso esso è possibile intercettare la fiducia degli individui e delle masse al fine di indirizzarli verso particolari obiettivi. Da qui, pertanto, il ricorso a tutte quelle attività che, di fatto, permettono, a chi ne ha interesse e mezzi, di conseguire il controllo della volontà di individui e/o gruppi onde perseguire i propri fini. Fondamentali, a tale scopo, sono le Pubbliche Relazioni, processo continuativo attraverso cui organizzazioni pubbliche e private cercano di promuovere, instaurare e mantenere un clima di comprensione e di simpatia a favore di sé, utilizzando in ciò idonee e sofisticate tecniche di comunicazione tese a far identificare e riconoscere come attività e comportamenti di interesse pubblico e di utilità sociale le proprie attività istituzionali ed i propri comportamenti. In tale processo, particolare rilievo rivestono le tecniche della propaganda che, mediante la valutazione della pubblica opinione ed i conseguenti interventi funzionali, consentono di condizionare il comportamento altrui per ottenerne reazioni predeterminate. Ciò è conseguenza del fatto che le scienze applicate che studiano il comportamento umano, a seguito degli esperimenti di Pavlov sui riflessi condizionati e delle scoperte di Freud sulla Psicologia dell’inconscio, hanno accertato che: - le società umane sono composte da percentuali quantizzabili di individui di diverso carattere ed indole, classificabili in volitivi o inibiti, innovatori o conservatori, solidali o egoisti, ecc. in base ai fondamentali psicologici (di cui si conoscono natura, origine e meccanismi d’azione), che ne determinano e motivano il comportamento; - é possibile manipolare le volontà degli individui attraverso interventi di persuasione occulta (modulati sui loro fondamentali psicologici) progettati, pianificati, organizzati, armonizzati e coordinati in sistema, al fine di superare le naturali resistenze che, normalmente, ognuno oppone a qualsiasi palese forma di costrizione ad agire diversamente da quanto dettato dai propri principi e intendimenti.
Gli studiosi hanno, infatti, rilevato che l’attivazione dei meccanismi che presiedono alla formazione del consenso può essere provocata anche mediante interventi, cadenzati e reiterati, di tipo subliminale e anche palese, in quanto: - il comportamento umano è influenzato dall’attività di quattro impulsi di base: della combattività, dell’alimentazione, della sessualità e della familiarità. I primi due hanno la funzione di consentire all’individuo di sopravvivere fino al raggiungimento della sua capacità di procreare e gli altri due di garantire la persistenza della specie; - ogni impulso dà origine ad una vasta gamma di stimoli che, o acquisiti per via ereditaria o originati da influenze ambientali, possono indurre nell’individuo comportamenti di valenza o positiva o negativa. Ad esempio: l’impulso della combattività nel suo momento positivo induce volontà di aggressione e di lotta ed in quello negativo rifiuto della lotta e fuga;l’impulso dell’alimentazione nella sua caratterizzazione positiva spinge all’assorbimento e all’assimilazione e in quella negativa al rigetto; l’impulso della sessualità nel suo porsi al positivo ricerca la congiunzione e nella sua negatività la disgiunzione o la separazione;l’impulso della familiarità nel suo aspetto positivo spinge a raggruppare e in quello negativo causa la dispersione.
- ognuno dei quattro impulsi di base, di fronte a eccitazioni interne o esterne, tende a formare attorno a sé una miriade di riflessi condizionati (reazioni automatiche) di natura elementare che se sono stimolati frequentemente, abbandonano il livello conscio e scendono verso quello inconscio e involontario, ove costituiscono meccanismi istintivi sempre attivi; se non sono sottoposti a nuove stimolazioni, tendono al deterioramento e alla scomparsa;
- dai riflessi condizionati hanno origine gli istinti e i complessi: gli istinti sono catene di riflessi condizionati derivati dal medesimo impulso; i complessi sono grovigli interrelati di riflessi condizionati derivati da più impulsi; - gli istinti e i complessi hanno il carattere della persistenza e, anche se non stimolati, tendono a diventare ereditari:gli istinti, derivando dal medesimo impulso, tendono ad agevolare l’azione; i complessi, aggrovigliati a più impulsi, tendono ad inibirla.
L’utilizzazione reiterata nel tempo di idonee stimolazioni, sia palesi sia subliminali, nell’ambito di un progetto finalizzato, può portare, pertanto, a superare le normali barriere della razionalità, permettere di controllare, orientare e indirizzare i comportamenti dei vari individui e gruppi e provocare, quindi, reazioni automatiche tese a conseguire, ove si voglia: l’adesione, il rigetto, la conformizzazione e la disciplina verso l’ autorità..
L’adesione si ricerca e si ottiene mediante la rappresentazione isocrona dello stato d’animo che si vuole indurre insieme con un quid che incontra il generale consenso in quanto archetipo della morale umana. Chi vuole ottenere il consenso delle masse si presenti visibilmente felice ed ottimista mentre confessa di credere nei valori fondamentali (la famiglia, il lavoro, la libertà, ecc..) della religione maggiormente seguita e le masse lo applaudiranno. Il rigetto si consegue attraverso un’azione opposta alla precedente. Ovviamente si ricerca il rigetto dell’avversario, il quale, ad esempio, viene rappresentato come persona triste e sfortunata, per di più professante un’ideologia su cui si possono fare ricadere malefatte, vere o inventate, di qualsiasi natura (vedi l’accusa di fascismo lanciata contro i sostenitori della legalità durante il ‘68 o quella di comunismo contro i sostenitori dell’intervento regolatore dello Stato in economia oggi). La conformizzazione si persegue mediante la presentazione dell’obiettivo da raggiungere assieme ad un aspetto della vita associata sul quale esiste generale convergenza di apprezzamento. L’obiettivo può essere il posto di lavoro promesso e acquisito mediante l’ applicazione di propri indirizzi di politica economica, contemporaneamente alla rappresentazione di una famiglia felice vista nel momento in cui il padre saluta i figli mentre esce da casa per recarsi al lavoro. La disciplina verso l’autorità si ottiene mediante la rappresentazione isocrona di comportamenti ordinati e codificati insieme con altri ispirati a qualcosa di ancestrale, semplice e simbolico, ritenuto generalmente valido sul piano estetico ed efficace sul piano pratico; a tal fine sono ritenuti idonei molti aspetti della vita umana come costume, abitudini, folklore, ereditati dalla cultura dei padri. Non per niente i sistemi autoritari danno grande importanza all’etnografia da cui ricavano i simboli (ideogrammi stilizzati, antichi canti popolari, movimenti di danza, ecc.) da utilizzare nella comunicazione visiva ed auditiva nel contesto di adunate oceaniche. Per millenni e soprattutto nell’ultimo secolo, da parte di tutte le dittature o aspiranti regimi forti, è stato fatto un frequente ricorso a tale tecnica e tutt’oggi c’è ancora qualcuno che ci prova con maggiore o minore successo (basta pensare alle “oceaniche adunate” di qualche migliaio di camicie di colore uniforme avanzanti in spazi limitati e ristretti -in questo modo dando l’impressione di essere tanti- coi fazzolettini di identico colore riportante un logo stilizzato richiamante qualche antico simbolo, agitanti di pari colore al ritmo di marce guerresche e di osanna urlati ritmicamente verso il loro grande boss). Il conseguimento del controllo, specialmente in politica, presuppone la realizzazione di una strategia del consenso, di più o meno lungo periodo, rivolta, appunto, verso taluni individui e/o gruppi di interesse e diretta gradualmente a: - intercettarne l’attenzione; - captarne la fiducia; - abbassarne la soglia di attenzione critica; - ottenerne l’assuefazione a particolari modi di pensare e/o di esistere e la loro accettazione; - indirizzarne la simpatia verso persone o aziende e/ o enti pubblici o privati o movimenti politici e/o d’opinione, che tali modi di pensare e/o esistere interpretano, professano e rappresentano; - provocarne l’adesione ai principi che divulgano; - convogliarne le volontà, infine, verso obiettivi ben definiti. Tale strategia richiede un’organizzazione in cui gli esperti in tecnica della propaganda siano effettivamente molto preparati e validi. E i migliori per tale esigenza sono quei pubblicitari che riescono a persuadere i pubblici, cui dirigono i loro messaggi. ad acquistare anche le cose più futili, a volte inutili e dannose, a prezzi ragguardevoli Ma sia chiaro che un’organizzazione mirata richiede l’impiego di notevoli risorse finanziarie. Ovviamente, in questa nostra epoca, il più fortunato nel conseguimento del consenso è colui che tali risorse possiede. Al suo successo si associa, peraltro la consolidata tendenza da parte delle masse ad attribuire a chi possiede grandi quantità di ricchezze, comunque accumulate, un’elevata capacità di comprensione dei processi economico-sociali, il possesso di un’intelligenza non comune e doti di leadership.Questo accade negli USA e questo comincia a consolidarsi in Italia Da noi, anni di spettacoli e di trasmissioni televisive pseudoculturali, privi di valore artistico, basati sul culto dell’edonismo e della ricchezza, della facile violenza e dell’ancor più facile vittoria del più bello e/o del più simpatico (quale che fosse la sua moralità), hanno contribuito notevolmente ad abbassare il livello critico dei telespettatori, rendendoli molto addomesticabili e addomesticati e, soprattutto, confusi e privi di riferimenti interiori con i quali confrontarsi. Sicché corriamo il rischio che l’uso contemporaneo da parte delle opposte fazioni di strumenti tanto sofisticati, da parte di mani di diversa esperienza e moralità, possa provocare chissà quali nefasti effetti sulla coesione sociale, date le sempre possibili sinergie e dissinergie fra i vari strumenti, mentre, senza dubbio, il disorientamento e la disaffezione verso la politica e la morale da parte di un’elevata percentuale di cittadini allontanano sempre più nel futuro la possibilità che l’Italia diventi un paese normale.
2月8日 Cina: pericolo o opportunità ?
In Economia si continua a parlare del pericolo Cina : ci sono imprese cinesi che, approfittando del basso costo del lavoro in patria e delle rigidità del cambio della moneta cinese (lo yuan renminbi) in rapporto al dollaro, hanno invaso i nostri mercati (sia in senso macroeconomico che in quello spicciolo) con prodotti di varia tecnologia e di vario consumo a prezzi “stracciati” che hanno messo in seria crisi interi settori industriali e commerciali in Italia e nel mondo.
Pochi, però, ricordano gli enormi profitti che alcune nostre imprese hanno lucrato delocalizzando la massa delle loro produzioni in Cina e che sono state immesse sul mercato italiano ( e non solo) con il marchio del “Made in Italy” a prezzi elevatissimi rispetto ai costi di produzione affrontati. Le stesse imprese sono state, però, la causa delle loro fortune calanti perché la delocalizzazione ha portato ad una riduzione dell’occupazione in Italia e, quindi, dei potenziali acquirenti delle loro merci.
I cinesi frattanto hanno imparato a copiare e ci hanno “invaso” di beni di ogni genere a prezzi molto convenienti, che nonostante ogni invito a “comprare italiano”, noi italiani acquistiamo anche perché quella che sembra un’inarrestabile crisi economica ha eroso notevolmente il nostro potere d’acquisto ma non i nostri bisogni, che sono crescenti’ e ragionevolmente ognuno di noi a parità di prodotto si rivolge verso quello meno costoso.
Qualcuno di noi, comunque, patriotticamente ricerca il “Made in Italy” e i Cinesi saggiamente, per soddisfare questa nostra esigenza, hanno “ delocalizzato” alcune loro produzioni in Italia comprando nostre imprese “ decotte ” e producono così in Italia a basso costo (utilizzando manodopera cinese) merci che si possono legalmente fregiare del marchio “ Made in Italy ”.
Sembrerebbe, in pratica, che quanti negli anni passati hanno prospettato il “pericolo Cinese “ e hanno predicato l’esigenza di dazi protezionistici contro le importazioni dalla Cina avessero e abbiano ragione. Ma è davvero così? Ovviamente no.
Cominciamo col dire intanto che quanti parlano di “dazi protezionistici ” stranamente sono alcuni economisti liberisti che per loro formazione dovrebbero essere antiprotezionisti: la loro memoria corta (o la malafede o il servilismo di corte verso i potenti) li porta a dimenticare che i dazi protezionistici sono stati sempre la causa di disastri economici. Ciò perché l’ assenza di una sana concorrenza ha portato le imprese protette a non innovarsi e a non innovare i loro prodotti, a mantenere elevati i prezzi e ad innescare quel circuito vizioso di “ minori richieste di prodotti dati gli alti prezzi - minori vendite – minore produzione – minore occupazione – minore quantità di reddito disponibile – minori richieste di prodotti- e così di seguito” con effetti collaterali negativi di inflazione – stagnazione – recessione – deflazione – crisi irreversibile.
E allora cosa dobbiamo fare per difendere le nostre imprese, i nostri prodotti e, in sintesi, il nostro modello di sviluppo? Semplicemente guardare alla Cina come un paese in via di sviluppo di 1 miliardo e 300 milioni di persone che possono essere al tempo stesso produttori e consumatori di beni. Paese in via di sviluppo dai molti squilibri che nei suoi piani è volto a raddoppiare entro il 2010 il suo PIL, entro il 2020 a quadruplicarlo e entro il 2050 a raggiungere uno stato di sviluppo armonizzato in ogni settore. Per raggiungere questi obbiettivi la Cina avrà bisogno di ottimizzare il suo sistema agricolo, il suo sistema industriale, i suoi consumi di energia, il suo sistema di reti, il suo welfare. Certamente non perseguirà identici traguardi come noi occidentali data la diversa cultura e visione del mondo, ma sicuramente avrà bisogno anche di beni di consumo e soprattutto beni capitali che al momento solo l’ Occidente è in grado di fornire.L’ Italia è fra i paesi più avanzati, specialmente nel settore dei beni capitali ( è fra i primi del mondo nelle fornitura a piè d’opera di moderne fabbriche, di beni di consumo sofisticati nel settore dell’auto, della moda ecc.), delle forniture per i sistemi di reti, delle opere pubbliche, ecc .
Sembra che ci attenda un futuro felice ed è così. Bisogna avere fiducia e scegliere governanti saggi. Pare facile……. 2月7日 Il ricco é un genio:se lui si è fatto ricco, farà ricchi anche noiA volte, per consolarmi delle delusioni che spesso mi danno i connazionali, e non solo, rileggo gli scritti di un vecchio saggio americano-canadese, molto ben conosciuto, e in particolare le righe che seguono.
“…. vi è un forte tendenza a credere che quanto maggiore è il denaro, sia sotto forma di redditi sia di attività finanziarie, posseduto da un individuo o che a questi è associato, tanto più profonda e sensibile è la sua percezione economica e sociale, tanto più sagaci e penetranti i suoi processi mentali.Il danaro è la misura del successo capitalistico. Quanto maggiore è il danaro, tanto maggiori sono il successo e l’intelligenza che lo sorregge.
Inoltre, in un mondo in cui per molti l’acquisizione di danaro è difficile e le somme che si riescono ad accumulare sono così manifestamente insufficienti, possederne in grandi quantità sembra un prodigio.Di conseguenza tale possesso non può non essere associato ad una particolare genialità. Questa visione è poi rafforzata dall’aria di sicurezza di sé e di autoapprovazione di solito assunta dai ricchi……
In realtà questa reverenza per il possesso di danaro indica, ancora una volta, la memoria corta, l’ignoranza della storia…..
Avere danaro può significare, come molti esempi del passato e del presente confermano, che la persona è indifferente, e in modo folle, ai vincoli della legge e, in tempi moderni, è un potenziale ospite di una prigione. (J.K.Galbraith “Breve storia dell’euforia finanziaria” ed.Rizzoli 1991, pagg. 22-23 ).
Certo che guardando l'Italia sembrebbero una profezia……. A proposito di PACSE’ noto che la corretta impostazione di un problema contiene in sé l’indirizzo di soluzione. E’ tanto rischioso accettare la complessità della Società odierna come base di partenza per una corretta impostazione del problema della sua regolamentazione di legge?
Un’analisi della Società “de facto” di oggi ci dice che è molto diversa e complessa da quella “de jure” ipotizzata dai Padri Costituenti. E così la famiglia “de facto”.
In tal senso l’art.29 della Costituzione andrebbe rivisto, anche perché limitativo dei diritti inviolabili del cittadino sanciti dagli artt. 2 e 3 e successivi della Costituzione stessa ed in conseguenza andrebbe revisionato e modificato anche il “Diritto di famiglia” (ecco quindi il possibile inserimento dei PACS).
Il perno della Società oggi, come sempre, è il cittadino e, fra i cittadini, quelli che la perpetuano, ossia i minori, che sono i più deboli e che, pertanto, hanno diritto ad essere protetti.
Questo diverso punto di vista potrebbe portare ad una nuova più moderna enunciazione dell’art. 29 , che potrebbe essere, ad esempio: “La Repubblica riconosce il cittadino, in particolare il minore, come fondamento della Società e ne garantisce diritti e doveri nell’ambito delle unioni familiari stabilite dalla legge a sua garanzia”.
E’ tanto astruso questo modo di porre l’esigenza di aggiornare e migliorare il “Diritto di famiglia”? Lo impediscono forse i Patti Lateranensi o la CEI ?2月6日 Confini, razze, uomini, idee
“Solo gli uomini il cui spirito è incapace di volare rimangono aggrappati alla cupa e dannosa superstizione secondo cui il confine del mondo è la collina più vicina, l’universo finisce lungo le rive del vicino ruscello, l’umanità si esaurisce nel ristretto circolo di coloro che abitano la sua stessa città, hanno le stesse opinioni ed il medesimo colore della pelle (Robert F. Kennedy- 6 giugno1966)”
Pochi minuti prima delle frasi citate, lo stesso Bob Kennedy aveva detto, rivolgendosi agli stessi ascoltatori, studenti di un’università sudafricana:
:“….. in pochi secondi, appena il tempo di un batter di palpebre, abbiamo sorvolato campi di battaglia sui quali milioni di uomini hanno combattuto e sono morti. Non abbiamo visto alcun confine nazionale, non abbiamo visto né abissi senza fondo né alti muri che dividono i popoli gli uni dagli altri. Abbiamo visto solo la natura e le opere dell’uomo – case ,fabbriche e aziende agricole – a testimonianza del comune sforzo dell’uomo di arricchire la sua vita. In ogni dove le innovazioni tecnologiche e i nuovi sistemi di comunicazione avvicinano uomini e nazioni, facendo sì che i timori di uno finiscano per divenire inevitabilmente i timori di tutti. E questa sensazione di maggiore vicinanza sta strappando le false maschere, l’illusione della diversità che è poi la radice dell’ ingiustizia, dell’odio e della guerra.”
E Internet non era ancora in mani pacifiche. Come mi piacerebbe che questo fosse letto da qualche piccolo boss di casa nostra, magari ufficialmente sostenitore delle 3 “ i ” , ma sotto sotto xenofobo e provincialotto oltre ogni dire 2月5日 Economia italiana 2001-2005:dilettanti allo sbaraglio o menti sopraffine?
Si potrebbe pensare che negli ultimi cinque anni il governo dell’Italia sia stato in mani di dilettanti allo sbaraglio. Errore! La politica italiana è stata in mano a persone con le idee chiare. Basta guardare la politica economica e quella fiscale
Primo: è stata condotta una politica fiscale deliberatamente tesa a favorire il proprio elettorato, formato per buona parte di percettori di reddito elevato che si sono visti ridurre vistosamente l’IRPEF e che ha ridotto sostanziosamente le entrate fiscali. Ciò ha concorso alla voragine del deficit e del debito pubblico.
Secondo:è stata condotta una politica dei prezzi deliberatamente tesa alla ricerca dell’incremento dell’inflazione reale per incrementare le entrate da IVA pagata dai consumatori, per controbilanciare il decremento di entrate da IRPEF, politica che da anni tiene l’Italia in recessione in quanto, a causa dell’inflazione reale, si sono ridotti drasticamente i consumi con conseguente caduta e appiattimento del PIL deflazionato.Ciò si è risolto in un ulteriore aumento del deficit, del debito e nello sforamento dei vincoli del patto di stabilità.
Terzo: sono stati fatti interventi (manovre finanziarie) tesi a ridurre la spesa pubblica (contro ogni indicazione contraria della scienza economica) che si sono risolti in un ulteriore riduzione dei consumi (quindi della produzione di beni e servizi, quindi dell’occupazione) e in ulteriori danni per le classi più deboli.
Ma ovviamente tutto quello che di male è accaduto in Italia è colpa dell’Euro e dell’11 settembre…… 2月4日 Terrorismo islamico:una possibile chiave di lettura
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