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9月21日 Nuove Crociate? No, grazie!Grazie al Cielo, il contesto è cambiato in meglio; grazie alle nuove tecnologie informatiche gli orizzonti si sono allontanati e il mio vicino di casa vive a molte migliaia di miglia da me e parla un’altra lingua. Non tornerei indietro nel tempo ai miei begli anni giovanili ( e posso assicurare che ero un giovane fortunato in tutti i sensi), né al focolare, né al quartiere. Dalla giovinezza alla vecchiaia la mia vita non è sempre stata comoda, il mio cuore si è fermato 2 volte e grazie al Cielo e alla Scienza eccomi qua miracolato 2 volte (ma chissà quante altre volte, anche per merito del mio Angelo custode) a godere di una qualità della vita invidiabile, per la mia età. Cosa voglio dire? Ho fede in Dio ma non sento la necessità di fare Crociate contro chi ha fede nella sola Ragione e desidero che tutti gli uomini siano liberi di scegliere e continuino a nutrire speranze in un futuro migliore. Anche il nostro e’ stato migliore di quello dei nostri vecchi. E’ vero che l’uomo ha imparato a fare il male in maniera sempre più sofisticata ed efficiente (basta guardare la sempre maggiore letalità delle armi) ma, grazie alla ricerca, qualche miliardo di persone in più ha una qualità della vita migliore di quella dei propri genitori 9月15日 Cina: opportunità o pericolo?Ripropongo all'attenzione degli amici questo intervento dell' 8 febbraio visto che, durante l’attuale visita del Presidente Prodi in Cina, c'è ancora buona parte di piccoli e medi imprenditori che parlano di " dazi protezionistici" per difendere imprese decotte destinate comunque a chiudere per la loro scarsa efficienza . In Economia si continua a parlare del pericolo Cina : ci sono imprese cinesi che, approfittando del basso costo del lavoro in patria e delle rigidità del cambio della moneta cinese (lo yuan renminby) in rapporto al dollaro, hanno invaso i nostri mercati (sia in senso macroeconomico che in quello spicciolo) con prodotti di varia tecnologia e di vario consumo a prezzi "stracciati" che hanno messo in seria crisi interi settori industriali e commerciali in Italia e nel mondo. Pochi, però, ricordano gli enormi profitti che alcune nostre imprese hanno lucrato delocalizzando la massa delle loro produzioni in Cina e che sono state immesse sul mercato italiano ( e non solo) con il marchio del "Made in Italy" a prezzi elevatissimi rispetto ai costi di produzione affrontati. Le stesse imprese sono state, però, la causa delle loro fortune calanti perché la delocalizzazione ha portato ad una riduzione dell’occupazione in Italia e, quindi, dei potenziali acquirenti delle loro merci. I cinesi frattanto hanno imparato a copiare e ci hanno "invaso" di beni di ogni genere a prezzi molto convenienti, che nonostante ogni invito a "comprare italiano", noi italiani acquistiamo anche perché quella che sembra un’inarrestabile crisi economica ha eroso notevolmente il nostro potere d’acquisto ma non i nostri bisogni, che sono crescenti, e, razionalmente, ognuno di noi, a parità di prodotto, si rivolge verso quello meno costoso. Qualcuno di noi, comunque, patriotticamente ricerca il "Made in Italy" e i Cinesi, saggiamente, per soddisfare questa nostra esigenza, hanno " delocalizzato" alcune loro produzioni in Italia comprando nostre imprese " decotte " e producono così in Italia, a basso costo utilizzando manodopera cinese, merci che si possono legalmente fregiare del marchio " Made in Italy ". Sembrerebbe, in pratica, che quanti negli anni passati hanno prospettato il "pericolo Cinese " e hanno predicato l’esigenza di dazi protezionistici contro le importazioni dalla Cina avessero e abbiano ragione. Ma è davvero così? Ovviamente no. Cominciamo col dire intanto che quelli che parlano di "dazi protezionistici " sono, stranamente, alcuni economisti liberisti che per loro formazione dovrebbero essere antiprotezionisti: la loro memoria corta (o la malafede o il servilismo di corte verso i potenti ed il loro elettorato) li porta a dimenticare che i dazi protezionistici sono stati sempre la causa di disastri economici. Ciò perché l’ assenza di una sana concorrenza ha portato le imprese protette a non innovarsi e a non innovare i loro prodotti, a mantenere elevati i prezzi e ad innescare quel circuito vizioso di " minori richieste di prodotti (dati gli alti prezzi) - minori vendite – minore produzione – minore occupazione – minore quantità di reddito disponibile – minori richieste di prodotti- e così di seguito" con effetti collaterali negativi di inflazione – stagnazione – recessione – deflazione – crisi irreversibile. E allora cosa dobbiamo fare per difendere le nostre imprese, i nostri prodotti e, in sintesi, il nostro modello di sviluppo? Semplicemente guardare alla Cina come un paese in via di sviluppo di 1 miliardo e 300 milioni di persone che possono essere al tempo stesso produttori e consumatori di beni. Paese in via di sviluppo dai molti squilibri che nei suoi piani è volto a raddoppiare entro il 2010 il suo PIL, entro il 2020 a quadruplicarlo e entro il 2050 a raggiungere uno stato di sviluppo armonizzato in ogni settore. Per raggiungere questi obbiettivi la Cina avrà bisogno di ottimizzare il suo sistema agricolo, il suo sistema industriale, i suoi consumi di energia, il suo sistema di reti, il suo welfare. Certamente non perseguirà identici traguardi come noi occidentali, data la diversa cultura e visione del mondo, ma sicuramente avrà bisogno anche di beni di consumo e soprattutto di beni capitali che al momento solo l’ Occidente è in grado di produrre e fornire. L’ Italia è fra i paesi più avanzati, specialmente nel settore dei beni capitali (è fra i primi del mondo nelle fornitura a piè d’opera di moderne fabbriche, di beni di consumo sofisticati nel settore dell’auto, della moda ecc.), delle forniture per i sistemi di reti, delle opere pubbliche, ecc . Sembra che ci attenda un futuro felice ed è così. Bisogna avere fiducia ed avere governanti saggi, imprenditori lungimiranti e sindacalisti non accecati da ideologie. Pare facile……. 9月1日 Manovra 2007: i tagli alla spesa pubblica sono nociviMANOVRA 2007: MINISTRO TPS, I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA SONO NOCIVI! Attenzione ai tagli nella spesa pubblica. Si ripercuotono sempre negativamente sull’ occupazione, ossia in una sua riduzione. Dice la “triste scienza” che per mantenere inalterata l’ occupazione, di anno in anno bisogna spendere in investimenti la differenza fra la crescita del reddito (che in fondo poi è il Pil) e la crescita dei consumi, ciò che in pratica significa spendere i risparmi. E sappiamo che nella realtà italiana questa differenza è quasi zero. Ora in questa benedetta manovra finanziaria 2007 che dovrebbe essere di risanamento e sviluppo, già si parte col piede sbagliato : si dice che bisogna ridurre la spesa pubblica riducendo il numero dei pubblici dipendenti ,ossia l’ occupazione, e certi pubblici consumi, non ancora ben definiti, cosa che influirà negativamente anch’ essa sull’ occupazione. Ma noi ben sappiamo che è l'aumento del numero degli occupati (ossia del numero dei redditi) che porta, allo sviluppo e all' aumento della crescita. E dov’ è la crescita se si riduce in partenza l‘ occupazione? In effetti già si prevede nel corpo della stessa finanziaria che per il 2007 ci sarà una riduzione della velocità di crescita della ricchezza. Quindi il Ministro del Tesoro sa già che i provvedimenti di riduzione della spesa pubblica avranno un impatto negativo. E se già sa che le sue misure di rigore avranno effetto negativo perché le prende? Misteri della Politica. E’ vero, le finanze sono insufficienti e poi non si vuole fare aumentare le entrate attraverso nuove tasse (il che è giusto anche sul piano scientifico). Però, in effetti, il modo per ovviare all’ esigenza c’è: adottare l’unica misura necessaria e sufficiente per ovviare agli inconvenienti dei tagli della spesa pubblica, misura per certi aspetti neutrale, ossia fare cassa vendendo buona parte di quei gioielli di famiglia lasciati lì negligentemente a deteriorarsi per mancanza di organizzazione e di fondi. Quante ville in rovina , quadri abbandonati nei magazzeni di musei, sculture alle intemperie (probabilmente neanche catalogati) farebbero e fanno gola ai vari tycoon che nel Bel Paese cercano la gioia dello spirito oltre ad investimenti finanziari lucrativi. Ma non sembra che il Ministro lo sappia….. Della questione dei Beni di interesse storico-turistico-culturale parleremo un’ altra volta |
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