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7月29日 FARE SISTEMAGià postato il 3 maggio u.s.. FARE SISTEMA PER IL RISANAMENTO E LO SVILUPPO IN ITALIA E IN EUROPA 1. Sistema Italia? Riferirsi al "Sistema Paese" è la via maestra da seguire per affrontare i complessi problemi da risolvere per riportare l’Italia nel novero delle Nazioni sviluppate. Continuare a parlare aprioristicamente del Mezzogiorno come problema è limitativo. E’ tutto il contesto nazionale che abbisogna di aggiornamento e potenziamento. E il decollo si avrà partendo dall’adeguamento e potenziamento del sistema di reti in relazione alle vocazioni potenziali di questa nostra terra, intesa come unico "sistema socio-economico-culturale". E’ questa la priorità. Che poi accada che, in conseguenza, i maggiori sforzi possano e debbano essere rivolti verso il decollo del Mezzogiorno, ciò sarà un vantaggio per tutti. Anzi ad esserne avvantaggiate saranno prioritariamente le già pronte e potenti lobby finanziarie del già ricco Nord. La ripresa dello sviluppo passa, come dopo la crisi del ’29, attraverso investimenti pubblici in debito di bilancio, nel rigoroso rispetto dei vincoli del patto di stabilità, ed una giusta e corretta fiscalità progressiva, la sola che (assieme all’inevitabile naturale inflazione) consente il recupero "ex post" del pubblico disavanzo. Dalla crisi del ‘29 si usci definitivamente attraverso alti e bassi solo dopo la 2^ Guerra Mondiale e questa crisi che attraversiamo dal ’92, dopo la dolorosa e necessaria manovra Amato per entrare in Europa, non ne è differente come andamento, entità e complessità dei problemi. . Il risanamento e l’avanzo primario si otterranno non attraverso manovre finanziarie che prevedano tagli di spesa ( perché i tagli di spesa da sempre si concludono in riduzione dei consumi ed innescano la spirale perversa "minori consumi-minore produzione-riduzione dell’occupazione-riduzione dei redditi disponibili–riduzione dei consumi-riduzione della produzione- riduzione dell' occupazione, ecc." ossia l’avvitamento in una recessione senza fine). Il risanamento lo avremo riqualificando la spesa pubblica ovvero indirizzandola verso quei consumi e servizi che inneschino investimenti produttivi e innovativi per provocare quella spirale virtuosa che già negli anni ’50, in altro contesto, portò al boom economico. Nel caso fosse consequenziale uno sforamento eccessivo del rapporto deficit/debito, si vendano i cosidetti "gioielli di famiglia", ma in maniera corretta, non come fatto dal commercialista di Varese. La ricchezza della Nazione, in sintesi, passa attraverso una più efficiente Pubblica Amministrazione (che con i suoi dipendenti a reddito non precario e le sue commesse consente alle Imprese una programmazione degli investimenti con elevata probabilità di profitto) e attraverso Grandi Imprese (anch' esse con dipendenti non precari) che stimolate dalla Spesa Pubblica Corrente e dai Pubblici Investimenti nel Sistema di Reti, alimentino l’attività di Medie e Piccole Imprese dell’ Indotto e in conseguenza alimentino il mercato del lavoro non precario. 2. E se invece parlassimo di Sistema Europa? Già, ma perché parlare solo di Sistema Italia, oggi che la crisi attanaglia tutti i paesi della vecchia e della nuova Europa? Ciò è semplicemente provinciale e riduttivo! Un vero effettivo rilancio potrà nascere da politiche economiche coordinate, armonizzate elaborate in ambito Consiglio d’Europa, nell’Ecofin, con la partecipazione dei vari Ministri delle Finanze, del Presidente della BCE e dei Governatori delle varie Banche Centrali . Quanto detto riguardo all’Italia dovrebbe essere fatto a livello Europeo, partendo appunto da una corretta analisi della situazione globale europea che porti ad individuare sia i grandi lavori per il completamento e potenziamento del sistema di reti sia le grandi aree di crisi. Per tali fini si rende necessario un grande piano di investimenti in deficit spending pari per lo meno al 3% del PIL europeo annuale ( il 3% di deficit "ex ante" è il parametro del Patto di Stabilità e Sviluppo definito in tale misura perchè viene riassorbito "ex post" dalla naturale fisiologica inflazione dell 1,5-2 % e dall' aumento delle entrate fiscali conseguenti all'aumentata propensione ai consumi, data dalla maggiore disponibilità del numero di redditi da spendere in conseguenza dell' aumento dell'occupazione). Bisogna superare i momentanei egoismi nazionali con la coscienza che, se non nel breve, sicuramente nel medio e nel lungo periodo il vantaggio sarà generalizzato. Bisognerà accelerare l’armonizzazione delle varie politiche di spesa ma sopratutto bisognerà rilanciare l'idea di un' Europa unita con una Costituzione nata non dai compromessi fra gli egoismi nazionali, come quella elaborata dalla Convenzione Europea presieduta da Giscard d'Estaing, ma nell'ambito di una vera e propria Assemblea Costituente eletta democraticamente dai popoli dei singoli Stati, espressione della volontà dei cittadini, stavolta realmente costruttori dell'Europa e, di fatto, europei. Questa dovrebbe essere l'aspirazione delle giovani generazioni perchè solamente in un' Europa politicamente unita e solidale possono trovare la soluzione efficiente ai tanti problemi che attualmente rendono il loro futuro molto precario 7月23日 Terrorismo e GuerraTerrorismo e Guerra sono due categorie negative, criminali espressioni della follia omicida dell' Umanità.
"La Guerra, diceva Paul Valery, é la vicenda in cui innumerevoli persone che non si conoscono affatto si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono bene e che non si massacrano affatto." Nella sua assurdità ha delle regole (vedi "La convenzione di Ginevra") che, grottescamente, a quest' atto criminale intendono dare dignità intellettuale e onore. Tant'è che solo chi non le rispetta viene trattato da criminale. Il terrorismo è peggio: lo chiamano " la guerra asimmetrica", senza altra regola che quella di procurare morte e devastazione nella maniera più vistosa, per conseguire nei singoli e nelle masse una continua condizione di allarme, insicurezza e, appunto, terrore . Terrorismo e Guerra:FOLLIA OMICIDA PURA. FERMATE IL MONDO:VOGLIO SCENDERE 7月19日 Sport e AffariCHE AFFARE LO SPORT! Siamo ancora sotto gli effetti scioccanti dello scandalo che ha travolto il mondo del calcio, che la vittoria dell’Italia alla Coppa del Mondo ha attutito e la recente sentenza della CAF ha rinfocolato. E pochi di noi, immagino, si sono chiesti qual’è la qualità e l’ entità degli interessi in gioco nel mondo dello Sport.. Solitamente i bene informati si limitano a dire che lo Sport è fenomeno socio-economico-culturale che mobilita direttamente ed indirettamente rilevanti interessi finanziari. Punto e basta! Per farci un’ idea sull’ ordine delle cifre che girano analizziamo quanto costa ai praticanti la più povera delle attività motorie: la corsa o jogging. Per poterla svolgere bisogna avere un’ appropriato equipaggiamento minimo, consistente almeno in: 1 tuta sportiva (€ 100), 2 pantaloncini (€ 40); 2 magliette (€ 40): 1 paio di scarpe (€ 100); 2 paia di calzini(€ 10); 1 berrettino (€ 10). Tale equipaggiamento (costo minimo € 300, a prezzi di mercato rionale) dura circa 2 anni. Nell’ ipotesi minimale che 20 milioni di italiani pratichino solo questa forma di attività motoria, ogni 2 anni viene inserita nel circuito degli equipaggiamenti sportivi la bella cifra di circa € 6 miliardi ( ossia 12 mila miliardi delle vecchie lirette), ovvero circa € 3 miliardi all’ anno, somma che è pari allo 0,2 % del Pil. Ma gli italiani praticano non solo la corsettina ma anche discipline sportive (sci, tennis, nuoto, ecc.) che richiedono attrezzature, istruttori, impianti più o meno costosi: non siamo molto lontani dalla realtà se diciamo che i 20 milioni di praticanti spendono annualmente una cifra almeno 10 volte maggiore e cioè € 30 miliardi (60 mila miliardi delle vecchie lirette), cioè il 2% del Pil. 30 miliardi di euro è una cifra molto approssimata e per difetto e si riferisce solo a quanto spenderebbero gli “amateur” per la pratica di discipline popolari. Se poi analizziamo discipline più sofisticate (equitazione, vela, ecc.) andiamo a cifre da capogiro. Solo partendo da questi succinti calcoletti possiamo ben comprendere quali immensi interessi ruotino attorno al mondo dello sport, in particolare di quello professionistico e spettacolare. Solo così si può capire come mai fra i mondi della politica, della finanza, della comunicazione e dello sport ci siano degli intrecci perversi, a volte anche malavitosi, che in futuro andremo ad analizzare. |
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