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日志


6月23日

LA MANOVRA BIS DI PADOA SCHIOPPA

TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA? NO, GRAZIE!

La situazione dei conti pubblici italiani è disastrosa ed abbisogna urgentemente di una manovra bis coerente con la situazione dei conti, che è "molto più difficile di quella del '92''. Padoa-Schioppa, sottolineando la necessità di una "cura pesante", ha detto che trattandosi di un malato grave "non si può guarirlo con l'Aspirina".

Che significa? Una manovra basata sulla riduzione della spesa pubblica, magari con qualche ticket a carico di cittadini che hanno la disgrazia di essere ammalati?

La “cura pesante” mi preoccupa tanto, nel ricordo delle due manovre, quella bis del ‘92  da 30 mila miliardi di lire e quella del ‘93 da 93 mila miliardi di lire, basate soprattutto sui tagli alla spesa pubblica , che, a detta di economisti di chiara fama, guarì sì l’ ammalato Italia di alcuni suoi mali (inflazione, spesa per interessi, deficit elevato, ecc.) ma lo lasciò come uno “zombie”, tuttora incapace di rientrare nel novero delle Nazioni produttrici di ricchezza, anche a causa della dissennata politica economica da dilettanti allo sbaraglio (o grossolani speculatori?) attuata dal commercialista di Varese nei vari governi del cavaliere.

Perché mi preoccupa? Perché ridurre la spesa pubblica comporta la riduzione dei consumi in beni e servizi della Pubblica Amministrazione, la riduzione della loro produzione, ciò che in ultima analisi determina la riduzione dell’ occupazione e, in definitiva, del Pil. Ancor più mi preoccupa l’ adozione di ticket, misura che altre ad essere ingiusta, riduce ancor più la facoltà di spesa dei singoli e quindi, secondo il meccanismo detto prima, il Pil.

Quando l’ ammalato è molto grave e la sua guarigione dipende soprattutto dalla rapidità e proprietà delle cure, la famiglia ricorre a tutto per procacciarsi i mezzi finanziari necessari per la sua sopravvivenza e guarigione totale, vendendo anche i gioielli di famiglia.

Tenendo conto inoltre che i gioielli per buona parte sono stati acquistati con il danaro dei contribuenti, venderli per dare ad essi rapidamente la speranza di un futuro migliore è una misura auspicabile, considerata l‘ esigenza di fare cassa e sùbito. Ovviamente la spesa dovrà essere resa sempre più efficiente; ma questo è un discorso tecnico-politico che investe le cosidette riforme strutturali da attuare senza la pressione dell’ urgenza.

All’ ammalato gravemente debilitato, un intervento chirurgico urgente va fatto mettendolo contemporaneamente in condizione di affrontarlo, magari con sostanziose trasfusioni, da continuare, assieme a cure riabilitanti, dopo l’ intervento.

6月22日

INDEGNI

INDEGNI PERCHE' VERI ITALIANI?

 

Ancora una volta gli Italiani “non hanno capito” le parole del cavaliere.

Secondo l’Adnkronos, ieri 21 giugno 2006 il leader di Forza Italia, al Palacongressi dell'Eur, avrebbe detto: ''Non credo che un italiano, che ha la fortuna di essere nato in questo splendido Paese, si senta degno se non darà il suo “Sì” all'ammodernamento della Costituzione e del nostro Paese'', per convincere l'elettorato della Cdl a votare per il referendum del 25 e 26 giugno.

Come al solito, al clamore che la notizia ha suscitato fra gli indegni sostenitori del “No” e agli insulti che gli sono piombati da ogni parte d‘ Italia, il cavaliere ha corretto il tiro dicendo che non è stato capito, perché il significato delle sue parole era che “indegno è chi non va a votare”.

La domanda sorge spontanea: non è che il cavaliere, non nuovo a retromarce sul significato delle frasi che dice, abbia bisogno di tornare alle scuole elementari per imparare ad esprimere in corretta lingua italiana e in maniera comprensibile i suoi pensieri ( pensieri?) a tutti ?

6月18日

REFERENDUM DEL 25 E 26 GIUGNO

DEVOLUTION? NO, GRAZIE!

Nei giorni 25 e 26 giugno saremo chiamati alle urne per il Referendum sul Testo di legge costituzionale voluto dalla Lega Nord, approvato nella scorsa legislatura dalla maggioranza di Centrodestra di allora, nel quale sono:

- pericolosamente potenziati i poteri del Primo Ministro (diventato un ducetto secondo i voleri del cavaliere);

- ristrutturati in maniera scarsamente efficiente e confusamente funzionale i due rami del Parlamento ( i sostenitori della legge si attribuiscono grande merito per la riduzione del numero dei parlamentari);

- devoluta alle Regioni potestà legislativa esclusiva nei campi della sanità, scuola e polizia amministrativa regionale ( e che è?).

Ora, questo rincorrere, attraverso la “devolution”, un “ fumoso federalismo” disgregatore e quasi secessionista, da parte di politicanti di periferia, rischia di dividere l’ Italia in 20 piccole Italiette egoiste e provinciali, non idonee soprattutto a sopravvivere sotto ogni aspetto al futuro che ci si prefigura e nonostante sia legge di natura da sempre che organismi animati di varia natura tendano ad aggregarsi in organismi sempre più grandi

Se facciamo lo sforzo di proiettare la nostra mente verso il futuro non possiamo fare a meno di vedere, prima o poi, la nascita dell’Europa politica, ovvero di una Federazione di Stati Europei con un’unica politica estera, un’unica politica militare, un’unica politica economica e soprattutto con politiche di spesa armonizzate ( vedi welfare ovvero previdenza, sanità e istruzione) e sistemi di reti coordinati

Questa Europa per essere efficiente richiederà l’esistenza di singoli stati fortemente centralisti, pena l’intrecciarsi di reti burocratiche di vario livello che a quest’Europa toglieranno capacità di rapida reazione alle sfide che già si presagiscono: centri specializzati prevedono che il PIL della Cina nel 2018 sorpasserà quello dell’Europa e nel 2040 (se non prima) quello degli USA .

E se alla Cina poi uniamo l’India ( tanto che gli studiosi di Geopolitica parlano di Cindia)……

 

Ovviamente, non c’è chi non veda nel federalismo italiano un andare contro la logica della Storia e sopratutto l’ assenza di lungimiranza di una parte politica cui stanno a cuore solo i propri interessi di bottega e quelli del proprio elettorato, ossia dei percettori di redditi elevati di una certa parte d’Italia, che si sono visti già ridurre drasticamente l’ IRPEF sui profitti e le rendite, lucrati anche a spese di tutti gli italiani, e che, per sovrappiù, ricercano il “federalismo fiscale” affinchè le poche imposte pagate ritornino a formare nuove fonti di reddito localizzato da cui trarre ancora maggiori profitti personali a danno dei meno fortunati, anche della loro stessa regione.

Chi si intende di Economia sa quali danni nascono da una visione striminzita dei fenomeni macroeconomici.

A questi aspetti economici si aggiungono poi gli effetti negativi sui sistemi scolastico, sanitario,ecc.

Andare contro la logica della Storia crea danni: ne tengano conto quanti si fanno incantare da chi vuole “cambiare l’Italia”.

Cambiare si può e si deve! In meglio, non in peggio!

Quindi: DEVOLUTION? NO, GRAZIE!

 

6月12日

IL CAMMINO DELLA STORIA

gia postato il 20 marzo

       

 

 Dove va la Storia?

 

“In ogni tempo e in ogni paese ci sono persone che tentano di fermare la storia. E’ gente che teme il futuro, che non ha fiducia nel presente e che si rifà ad un passato sereno e tranquillo che in realtà non è mai esistito. . (R.F.Kennedy, 1964)”

Affermare che quanto accade nel presente affonda le sue radici nel passato e che il futuro sarà la naturale conseguenza del presente potrà sembrare l’inutile enunciazione di un’ovvietà, solo perché, in effetto, questa è la legge fondamentale della Storia.
Non esistono soluzioni di continuità né nei piccoli né nei grandi accadimenti, e tutto il divenire nel suo perenne cambiamento evolutivo è solo la risultante inevitabile di quanto è ormai alle nostre spalle.
Asserire quindi, a volte, che quanto accade è assurdo e incomprensibile, è solo una dichiarazione d’impotenza e d’incapacità d’interpretazione della realtà.
Accade spesso, è vero, che taluni comportamenti individuali e collettivi sembrano non voler tener conto che la Storia non fa salti, visto che ciascuno si regola come l’istinto o l’interesse personale gli detta.
A giustificazione di ciò, e forse non a torto, sta il fatto che la Storia, ossia, la concatenazione di avvenimenti succedutisi nel tempo e nello spazio, pare voglia perseguire fini suoi propri, che noi non riusciamo o non possiamo conoscere, e pertanto é più opportuno e conveniente seguire il proprio punto di vista.
Anche se dalla Storia -a volte- è possibile trarre chiari e validi indirizzi di interpretazione dei fatti nonché pratici e concreti insegnamenti per la prefigurazione del domani.
Uno di questi, ad esempio, insegna che quanto -nel passato- si è verificato in un particolare contesto, potrebbe ancora verificarsi -in futuro- allorché lo stesso contesto si dovesse ripresentare.
Nel passato più o meno recente è accaduto che rivoluzioni sanguinose siano insorte, spesso, nei momenti di passaggio forzato da un sistema di potere all’altro, quando le forze al potere (che in quel momento erano le più deboli) si sono opposte al cambiamento: così è stato per la rivoluzione francese, con la borghesia vincente.
E’ vero anche che le rivoluzioni, spesso, le fa chi non ha più nulla da perdere se non la vita stessa, quando la sua qualità è disperatamente misera, ed é anche vero che troppa gente su questa terra vive in condizioni subumane: questa constatazione dovrebbe guidare i popoli ricchi nei loro rapporti con quelli del terzo e del quarto mondo, i cui governanti -spesso corrotti- sono sostenuti dai popoli ricchi, che attraverso essi possono lucrare i propri vistosi interessi.
La Storia inoltre è, per buona parte, conseguenza di comportamenti di singoli individui, di gruppi sociali, di popoli, di Stati, di alleanze di Stati, che interagiscono sinergicamente fra loro e che, prima, durante e dopo gli accadimenti, rendono più o meno palesi i loro veri obiettivi, consentendo,così, soltanto una conoscenza relativa ed una lettura finalistica e di parte degli accadimenti stessi.
Trattasi, pertanto, di una lettura strumentale, viziata da deformazioni di ottica, come se gli stessi accadimenti fossero guardati attraverso le stesse lenti da vista da persone diverse che hanno differenti difetti visivi.
E non solo; ma anche perché ciascuno ci vorrà vedere quello che più valorizza il proprio punto di vista, ovvero il proprio interesse.
C’è la storia dei vinti e quella dei vincitori, c’è la storia di un’ideologia e quella dell’ideologia contrapposta, così che la Storia -che in assoluto c’ é anch’ essa- nessuno la potrà conoscere compiutamente, almeno nell’immediato.
In effetto, tutte le volte che esprimiamo giudizi, riferendoci ad avvenimenti del passato, remoto o vicino, che del passato tracciano la storia, dobbiamo inquadrare gli accadimenti nella giusta cornice temporale e interpretarli alla luce dei valori e della situazione politica e socio-economico-culturale di allora (IL CONTESTO), cui s’ispirava il modo di esistere e di pensare di coloro che in questi avvenimenti furono coinvolti allora, quando essi si verificarono.
Non si può giudicare quanto si è verificato nel passato valutandolo con i valori di oggi né si può giudicare quello che accadde in mondi culturalmente diversi dal nostro con il nostro sistema di valori: allora e/o lì la Storia, nella sua necessità, volle quanto accadde e quanto accadde non poteva essere diverso.
Così come non può essere diverso quanto accade oggi: noi al momento assistiamo, partecipando o no, ad avvenimenti in cui siamo coinvolti, nostro malgrado, senza poter modificare gli eventi e se li modifichiamo nel senso diverso da quello che vuole la Storia, essa interviene, prima o poi, per riportarli sul binario voluto.
Di fatto, è molto difficile controllare il moto della Storia e la Storia stessa.
Ciò non vuol dire che dobbiamo astenerci dal cercare di conoscerla e comprenderla; anzi questo nostro impegno deve essere continuo, se non vogliamo che altri ce la racconti a suo modo, adoperando a tal fine, nell’ambito di una calcolata strategia del consenso, le moderne tecniche della persuasione, affinché noi la si accetti senza spirito critico.
Purtroppo, tale impegno richiede la ricerca ed il possesso di una massa di informazioni la più vasta possibile, spesso difficilmente controllabile e classificabile, perché le informazioni da cui siamo investiti sono tante e a volte, nella loro frammentarietà e diversità, rischiano di farci perdere il bandolo della matassa.
Viene il sospetto che forse la disorganicità con cui i moderni media ci presentano il vasto panorama delle notizie (giornaliere, settimanali, mensili. ecc.) sia ricercata ad arte per non consentirci, appunto, di mantenere o ritrovare il bandolo, nonostante la globalizzazione dell’informazione, anzi forse proprio in conseguenza di ciò.
Questo vale soprattutto per gli accadimenti più recenti, nei quali gli interessi di parte dei vari livelli di potere sono sempre più difficilmente individuabili e identificabili; ciò in quanto le parti in causa sono in grado di controllare i media e di far conoscere solo quanto é di loro interesse, presentandolo, peraltro, sotto la visuale loro più conveniente.
Peraltro la globalizzazione tende ad essere semplificata (si fa per dire) dalle concentrazioni in atto nei sistemi informatico-mediali: pochi gruppi controllano ormai il mondo dei media e poiché le mega concentrazioni sono conseguenza della legge naturale, che vuole la sopravvivenza solo di chi si espande, rischiamo allora di conoscere solamente le poche cose che ognuno dei potenti gruppi informatico-mediali vorrà o potrà farci vedere.
Di fatto, per noi esiste solo ciò che possiamo vedere e conoscere, direttamente o indirettamente.
Solo un’esperta capacità d’analisi e di sintesi e, soprattutto, la capacità di comprendere quanto e quando quelle tecniche di condizionamento degli individui e delle masse sono adoperate nel presentarci gli accadimenti (da coloro i quali intendono orientare le scelte individuali e collettive), potranno permetterci di non perdere l’orientamento nella giungla dell’informazione e di mantenere intatta la nostra autonoma capacità di giudizio
Bisognerà essere capaci di non lasciarsi influenzare emotivamente dalla propria appartenenza, cosa molto difficile perché siamo spesso sollecitati al coinvolgimento e ciascuno di noi, a volte, definisce le proprie scelte non in base al vero o al giusto ma in base al maggior vantaggio o al minor danno per la propria fazione.
Ma la Storia, prima o poi, rimette sempre tutto a posto: anche se molti avvenimenti, importanti e non, sono stati determinati artificiosamente attraverso il condizionamento degli individui e delle masse (spinti ad agire sotto gli stimoli di chi, avendone il potere, era in grado di orientare l’opinione pubblica verso il proprio volere) col tempo la sapienza della Storia ha rivolto il corso degli avvenimenti sempre verso la giusta direzione, quella coerente, appunto coi fini della Storia stessa.
Ne fanno fede i risultati negativi di talune rivoluzioni ovvero gli sviluppi involutivi di tante rivoluzioni, allorquando sono state instaurate tirannie che hanno tradito i valori cui s’ispiravano i rivoluzionari: la Storia ha spazzato via i tiranni ed il loro sistema di potere, sempre.
Perché la Storia, in definitiva, ci mostra qual è il cammino che essa segue: il cammino degli individui e delle masse verso la libertà, l’autodeterminazione e una sempre più degna qualità della vita.
Tutti coloro che le si sono opposti, prima o poi sono stati ridotti alla ragione.
E’ successo sempre.

6月10日

Parole eterne

(al microfono e al piano: Walter http://spaces.msn.com/diabolico1/ )

ESSERE GIOVANI

La giovinezza non è un periodo della vita,
essa è uno stato dello spirito,
un effetto della volontà,
una qualità dell'immaginazione,
un'intensità emotiva,
una vittoria del coraggio sulla timidezza,
del gusto dell'avventura sulla vita comoda.

Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni;
si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale.
Gli anni aggrinziscono la pelle,
la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l'anima.

Le preoccupazioni, le incertezze,
i timori, i dispiaceri,
sono nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra
e diventare polvere prima della morte.
Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia,
che si domanda come un ragazzo insaziabile " e dopo?",
che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita.

Voi siete così giovani come la vostra fede,
così vecchi come la vostra incertezza.
Così giovani come la vostra fiducia in voi stessi,
così vecchi come il vostro scoramento.
Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi.
Ricettivi di tutto ciò che è bello, buono e grande.
Ricettivi al messaggio della natura, dell'uomo e dell'infinito.

Se un giorno il vostro cuore
dovesse essere mosso dal pessimismo
e corroso dal cinismo,
possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi

( Douglas Mac Arthur ai cadetti di West Point, 1945)