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日志


3月30日

Non ci resta altro che ridere

Nonostante tutto, non ci resta altro che ridere! E come?Cliccando su:
 
 
Imperdibili i video su:
 
 
 
(grazie a Korsaro)
3月27日

Serve il Federalismo?

 

Se facciamo lo sforzo di proiettare la nostra mente verso il futuro non possiamo fare a meno di vedere, prima o poi, la nascita dell’Europa politica, ovvero di una Federazione di Stati Europei con un’unica politica estera, un’unica politica militare, un’unica politica economica e soprattutto con politiche di spesa armonizzate ( vedi welfare ovvero previdenza, sanità e istruzione) e sistemi di reti coordinati

Questa Europa per essere efficiente richiederà l’esistenza di singoli stati fortemente centralisti , pena l’intrecciarsi di reti burocratiche di vario livello che a quest’Europa toglieranno capacità di rapida reazione alle sfide che già si presagiscono: centri specializzati prevedono che il PIL della Cina nel 2018 sorpasserà quello dell’Europa e nel 2040 (se non prima) quello degli USA .

E se alla Cina poi uniamo l’India ( tanto che gli studiosi di Geopolitica parlano di Cindia)……

Nonostante sia legge di natura da sempre che organismi animati di varia natura tendano ad aggregarsi in organismi più grandi, noi in Italia, da anni, vediamo certi policanti di periferia rincorrere un “ fumoso federalismo” quasi secessionista che rischia di dividere la Nazione in 20 piccole Italiette egoiste e provinciali, non idonee soprattutto a sopravvivere sotto ogni aspetto al futuro che ci si prefigura.

Gli esperti di Scienza dell’Organizzazione insegnano che ogni Organizzazione pubblica o privata per essere efficiente deve rispettare due principi:

- il teorema di Graycunas, che in termini semplici impone che un Capo non può avere alle dipendenze più di 3-4 , massimo 7, eccezionalmente 11 sottoposti che svolgono attività interdipendenti;

- il PPBS (Programming, Planning, Budgeting System ossia Sistema di programmazione e pianificazione finanziaria) in cui, sinteticamente, si prevede che in una Organizzazione pubblica o privata gli Organi Centrali dettino gli indirizzi programmatici e le priorità, gli Organi Periferici dei vari piani prospettino agli Organi Centrali le loro esigenze e che infine gli Organi Centrali nel rispetto delle disponibilità assegnino agli Organi Periferici le risorse possibili, vincolate ad essere impiegate nel rispetto delle priorità generali.

Un esempio di applicazione del teorema di Graycunas alla riorganizzazione dello Stato italiano è uno studio dei primi anni ’90 dello scorso secolo della fondazione Agnelli che prevedeva un numero di Regioni pari a 7-11 sulla base di criteri geografici (e a guardare la Carta d’Italia è molto facile identificarle ) e socio-economico-culturali, ed inoltre l’eliminazione di un livello (la Provincia) con l’accorpamento dei Comuni di piccola rilevanza in entità più corpose.

Del PPBS era accanito sostenitore il vecchio Ugo La Malfa che lo abbinava alla “politica dei redditi”.

Non c’è chi non veda nel federalismo un andare contro la logica della Storia e sopratutto la micromiranza di una parte politica cui stanno a cuore solo i propri interessi di bottega e quelli del proprio elettorato, ossia dei percettori di redditi elevati di una certa parte d’Italia, che si sono visti già ridurre drasticamente l’ IRPEF e che con il “federalismo fiscale” vedrebbero le imposte pagate ritornare a formare nuove fonti di reddito localizzato da cui trarre ancora maggiori profitti personali a danno dei meno fortunati, anche della loro stessa regione.

Chi si intende di Economia sa quali danni nascono da una visione striminzita dei fenomeni macroeconomici.

A questi aspetti economici si aggiungono poi gli effetti negativi sui sistemi scolastico, sanitario,ecc.

Andare contro la logica della Storia crea danni: ne tengano conto quanti si fanno incantare da chi vuole “cambiare l’Italia”.

Lo abbiamo visto negli ultimi 5 anni quali danni ha prodotto il “cambiamento” del berlusconismo.

Cambiare si può e si deve, si, ma in meglio non in peggio.

3月26日

Il ricco è un genio:se si è fatto ricco da sè, potrà fare ricchi anche noi

 Postato già il 7 febbraio ve lo ripropongo, tante volte non lo abbiate letto 

A volte, per consolarmi delle delusioni che spesso mi danno i connazionali, e non solo, rileggo gli scritti di un vecchio saggio americano-canadese, molto ben conosciuto, e in particolare le righe che seguono.

 

“…. vi è un forte tendenza a credere che quanto maggiore è il denaro, sia sotto forma di redditi sia di attività finanziarie, posseduto da un individuo o che a questi è associato, tanto più profonda e sensibile è la sua percezione economica e sociale, tanto più sagaci e penetranti i suoi processi mentali.Il danaro è la misura del successo capitalistico. Quanto maggiore è il danaro, tanto maggiori sono il successo e l’intelligenza che lo sorregge.

 

Inoltre, in un mondo in cui per molti l’acquisizione di danaro è difficile e le somme che si riescono ad accumulare sono così manifestamente insufficienti, possederne in grandi quantità sembra un prodigio.Di conseguenza tale possesso non può non essere associato ad una particolare genialità.

Questa visione è poi rafforzata dall’aria di sicurezza di sé e di autoapprovazione di solito assunta dai ricchi……

 

In realtà questa reverenza per il possesso di danaro indica, ancora una volta, la memoria corta, l’ignoranza della storia…..

 

Avere danaro può significare, come molti esempi del passato e del presente confermano, che la persona è indifferente, e in modo folle, ai vincoli della legge e, in tempi moderni, è un potenziale ospite di una prigione. (J.K.Galbraith “Breve storia dell’euforia finanziaria” ed.Rizzoli 1991, pagg. 22-23 )".


Chissà a chi pensava.

Certo che guardando l'Italia sembrebbero una profezia…….

3月24日

Votare per l'amico di Bush?

E’ da qui che bisogna partire per meglio comprendere chi è colui che ci ha governato per 5 anni e che vuole ancora governare l'Italia .

Dall’ immensa criminale strage di vite umane innocenti (da lui approvata con la sua adesione alla politica di Bush), che ha coinvolto anche incolpevoli cittadini italiani, che ancora continua e che venne evocata da lui, novello Cavour, durante una sua visita ai Salesiani di Milano, con queste testuali parole: “Siamo la terza potenza come numero di soldati impegnati in diversi paesi. Questo ci dà peso e prestigio rilevanti nel mondo ed è un vantaggio per le nostre imprese e la nostra economia (Corriere della Sera del 23 gennaio 2005 )”.

La vita e la morte di nostri militari alla stessa stregua di un investimento economico!

Dare un voto a costui significa essere suoi complici.

E sarà sempre troppo tardi quando una seria commissione d' inchiesta ci spiegherà chi decise la scelta della palazzina di Nassiriya e con quali criteri fu organizzata la sua difesa .

3月23日

Dedicato alla Repubblica di Banane

Come ci siamo guadagnati tanta considerazione all'estero? Cliccate su
 
 
Meglio che l'intervento a Confindustria.
 
Clip imperdibile.
 
Ancora di più trovate da Bluemoon (http://spaces.msn.com/lupasolitaria1italy/).
 
La saga delle saghe.
3月20日

Dove va la Storia?

 

E' del 4 febbraio ed è "tosto"e lungo. Lo ripropongo agli amici che hanno tempo da perdere.

 

“In ogni tempo e in ogni paese ci sono persone che tentano di fermare la storia. E’ gente che teme il futuro, che non ha fiducia nel presente e che si rifà ad un passato sereno e tranquillo che in realtà non è mai esistito. . (R.F.Kennedy, 1964)”

Affermare che quanto accade nel presente affonda le sue radici nel passato e che il futuro sarà la naturale conseguenza del presente potrà sembrare l’inutile enunciazione di un’ovvietà, solo perché, in effetto, questa è la legge fondamentale della Storia.
Non esistono soluzioni di continuità né nei piccoli né nei grandi accadimenti, e tutto il divenire nel suo perenne cambiamento evolutivo è solo la risultante inevitabile di quanto è ormai alle nostre spalle.
Asserire quindi, a volte, che quanto accade è assurdo e incomprensibile, è solo una dichiarazione d’impotenza e d’incapacità d’interpretazione della realtà.
Accade spesso, è vero, che taluni comportamenti individuali e collettivi sembrano non voler tener conto che la Storia non fa salti, visto che ciascuno si regola come l’istinto o l’interesse personale gli detta.
A giustificazione di ciò, e forse non a torto, sta il fatto che la Storia, ossia, la concatenazione di avvenimenti succedutisi nel tempo e nello spazio, pare voglia perseguire fini suoi propri, che noi non riusciamo o non possiamo conoscere, e pertanto é più opportuno e conveniente seguire il proprio punto di vista.
Anche se dalla Storia -a volte- è possibile trarre chiari e validi indirizzi di interpretazione dei fatti nonché pratici e concreti insegnamenti per la prefigurazione del domani.
Uno di questi, ad esempio, insegna che quanto -nel passato- si è verificato in un particolare contesto, potrebbe ancora verificarsi -in futuro- allorché lo stesso contesto si dovesse ripresentare.
Nel passato più o meno recente è accaduto che rivoluzioni sanguinose siano insorte, spesso, nei momenti di passaggio forzato da un sistema di potere all’altro, quando le forze al potere (che in quel momento erano le più deboli) si sono opposte al cambiamento: così è stato per la rivoluzione francese, con la borghesia vincente.
E’ vero anche che le rivoluzioni, spesso, le fa chi non ha più nulla da perdere se non la vita stessa, quando la sua qualità è disperatamente misera, ed é anche vero che troppa gente su questa terra vive in condizioni subumane: questa constatazione dovrebbe guidare i popoli ricchi nei loro rapporti con quelli del terzo e del quarto mondo, i cui governanti -spesso corrotti- sono sostenuti dai popoli ricchi, che attraverso essi possono lucrare i propri vistosi interessi.
La Storia inoltre è, per buona parte, conseguenza di comportamenti di singoli individui, di gruppi sociali, di popoli, di Stati, di alleanze di Stati, che interagiscono sinergicamente fra loro e che, prima, durante e dopo gli accadimenti, rendono più o meno palesi i loro veri obiettivi, consentendo,così, soltanto una conoscenza relativa ed una lettura finalistica e di parte degli accadimenti stessi.
Trattasi, pertanto, di una lettura strumentale, viziata da deformazioni di ottica, come se gli stessi accadimenti fossero guardati attraverso le stesse lenti da vista da persone diverse che hanno differenti difetti visivi.
E non solo; ma anche perché ciascuno ci vorrà vedere quello che più valorizza il proprio punto di vista, ovvero il proprio interesse.
C’è la storia dei vinti e quella dei vincitori, c’è la storia di un’ideologia e quella dell’ideologia contrapposta, così che la Storia -che in assoluto c’ é anch’ essa- nessuno la potrà conoscere compiutamente, almeno nell’immediato.
In effetto, tutte le volte che esprimiamo giudizi, riferendoci ad avvenimenti del passato, remoto o vicino, che del passato tracciano la storia, dobbiamo inquadrare gli accadimenti nella giusta cornice temporale e interpretarli alla luce dei valori e della situazione politica e socio-economico-culturale di allora, cui s’ispirava il modo di esistere e di pensare di coloro che in questi avvenimenti furono coinvolti allora, quando essi si verificarono.
Non si può giudicare quanto si è verificato nel passato valutandolo con i valori di oggi né si può giudicare quello che accadde in mondi culturalmente diversi dal nostro con il nostro sistema di valori: allora e/o lì la Storia, nella sua necessità, volle quanto accadde e quanto accadde non poteva essere diverso.
Così come non può essere diverso quanto accade oggi: noi al momento assistiamo, partecipando o no, ad avvenimenti in cui siamo coinvolti, nostro malgrado, senza poter modificare gli eventi e se li modifichiamo nel senso diverso da quello che vuole la Storia, essa interviene, prima o poi, per riportarli sul binario voluto.
Di fatto, è molto difficile controllare il moto della Storia e la Storia stessa.
Ciò non vuol dire che dobbiamo astenerci dal cercare di conoscerla e comprenderla; anzi questo nostro impegno deve essere continuo, se non vogliamo che altri ce la racconti a suo modo, adoperando a tal fine, nell’ambito di una calcolata strategia del consenso, le moderne tecniche della persuasione, affinché noi la si accetti senza spirito critico.
Purtroppo, tale impegno richiede la ricerca ed il possesso di una massa di informazioni la più vasta possibile, spesso difficilmente controllabile e classificabile, perché le informazioni da cui siamo investiti sono tante e a volte, nella loro frammentarietà e diversità, rischiano di farci perdere il bandolo della matassa
Viene il sospetto che forse la disorganicità con cui i moderni media ci presentano il vasto panorama delle notizie (giornaliere, settimanali, mensili. ecc.) sia ricercata ad arte per non consentirci, appunto, di mantenere o ritrovare il bandolo, nonostante la globalizzazione dell’informazione, anzi forse proprio in conseguenza di questa.
Questo vale soprattutto per gli accadimenti più recenti, nei quali gli interessi di parte dei vari livelli di potere sono sempre più difficilmente individuabili e identificabili; ciò in quanto le parti in causa sono in grado di controllare i media e di far conoscere solo quanto é di loro interesse, presentandolo, peraltro, sotto la visuale loro più conveniente.
Peraltro la globalizzazione tende ad essere semplificata (si fa per dire) dalle concentrazioni in atto nei sistemi informatico-mediali: pochi gruppi controllano ormai il mondo dei media e poiché le mega concentrazioni sono conseguenza della legge naturale, che vuole la sopravvivenza solo di chi si espande, rischiamo allora di conoscere solamente le poche cose che ognuno dei potenti gruppi informatico-mediali vorrà o potrà farci vedere.
Di fatto, per noi esiste solo ciò che possiamo vedere e conoscere, direttamente o indirettamente.
Potranno permetterci di non perdere l’orientamento nella giungla dell’informazione e di mantenere intatta la nostra autonoma capacità di giudizio solo un’esperta capacità d’analisi e di sintesi e, soprattutto, la capacità di comprendere quanto e quando quelle tecniche di condizionamento degli individui e delle masse sono adoperate nel presentarci gli accadimenti (da coloro i quali intendono orientare le scelte individuali e collettive)
Bisognerà essere capaci di non lasciarsi influenzare emotivamente dalla propria appartenenza, cosa molto difficile perché siamo spesso sollecitati al coinvolgimento e ciascuno di noi, a volte, definisce le proprie scelte non in base al vero o al giusto ma in base al maggior vantaggio o al minor danno per la propria fazione.
Ma la Storia, prima o poi, rimette sempre tutto a posto: anche se molti avvenimenti, importanti e non, sono stati determinati artificiosamente attraverso il condizionamento degli individui e delle masse, spinti ad agire sotto gli stimoli di chi, avendone il potere, era in grado di orientare l’opinione pubblica verso il proprio volere, col tempo la sapienza della Storia ha rivolto il corso degli avvenimenti sempre verso la giusta direzione, quella coerente, appunto coi fini della Storia stessa.
Ne fanno fede i risultati negativi di talune rivoluzioni ovvero gli sviluppi involutivi di tante rivoluzioni, allorquando sono state instaurate tirannie che hanno tradito i valori cui s’ispiravano i rivoluzionari: la Storia ha spazzato via i tiranni ed il loro sistema di potere, sempre.
Perché la Storia, in definitiva, ci mostra qual è il cammino che essa segue: il cammino degli individui e delle masse verso la libertà, l’autodeterminazione e una sempre più degna qualità della vita.
Tutti coloro che le si sono opposti, prima o poi sono stati ridotti alla ragione.
E’ successo sempre.

3月18日

La Buona Scuola e quella della Moratti

Riporto, per comodità degli amici che mi hanno letto ieri, un intervento postato il 13 febbraio che si può considerare un seguito chiarificatore (prof. Prodi ci ripensi al suo voler  potenziare gli Istituti tecnici e rivolga la sua attenzione invece anche alla scuola post quella dell'obbligo)  

  Tenuto conto che:

-.   andiamo sempre più verso una realtà in cui l' aumento della              vita media porta ad aumentare i limiti d’età per il pensionamento e quindi ad allontanare nel tempo sia la creazione di vacanze organiche nel mondo del lavoro sia l’inserimento dei giovani in tale mondo;

-         il cittadino italiano è legalmente maggiorenne  a 18 anni (e quindi responsabile di scegliere il suo futuro)

-          la qualità della vita è tanto più elevata quanto maggiore è la capacità di ciascuno di apprezzare criticamente le cose dello Spirito, ad esempio l’Arte in ogni sua espressione;

-         il mondo del lavoro richiede, anche per quelle che una volta erano le professioni più umili, una formazione professionale sempre più sofisticata e aggiornabile, alla cui base sta una elevata preparazione scientifica,  la conoscenza delle lingue e dell’informatica (scienza che si rinnova giornalmente);

é da parecchi anni che penso che compito della Scuola dovrebbe essere il contribuire a :

-         formare la persona umana;

-         formare  il cittadino;

-         attribuirgli la formazione scientifica di base per affrontare gli studi successivi per conseguire un’ adeguata qualificazione professionale.

 

      Ciò posto, è da parecchi anni, quindi, che vagheggio per i ragazzi italiani la Scuola obbligatoria almeno  fino al raggiungimento della maggiore età, una Scuola però ad indirizzo unico, dopo quella che una volta era la licenza media, con programmi unificati in campo nazionale: un unico liceo, un melting pot tra i vecchi licei classico e scientifico e l’istituto tecnico-commerciale.

     Questo il discorso di base che ritengo valido, salvo prova contraria, sul piano degli obiettivi e sulla conseguente organizzazione dei cicli scolastici, che chiamerei ancora con i loro vecchi nomi, ossia:

-         scuola materna fino a 5 anni;

-         scuola elementare;

-         scuola media inferiore;

-         liceo.

 

Ovviamente, l’inserimento nel mondo del lavoro richiederebbe un ulteriore ciclo di studi di specializzazione (oggi chiamato “laurea breve”) per affrontare qualunque tipo di professione di non elevata qualificazione, ciclo di studi che potrebbe anche essere il primo gradino per una laurea tecnica.

 

Non mi dilungo sui contenuti dei programmi, sulla tecnica didattica e sul metodo.

 

Nell’art.2 della legge Moratti , che statuisce l’ organizzazione scolastica nazionale che sarà gestita dalle  20 repubblichette previste dalla legge sulla “devolution”, si intrecciano in maniera confusa organizzazione, programmi, tecnica didattica e metodo e si capisce solo che “ l’ offerta formativa”( questi benedetti termini aziendali che fanno diventare "clienti" gli studenti mi sanno tanto di “marketing”) ha come obiettivo fondamentale il preparare i giovani ad essere a 18 anni , se non prima, pronti e badile in spalla (lima, martello, cacciavite, saldatrice e chessò altro)  per andare presso la prima agenzia a offrirsi come “lavoratori” a tempo determinato. 

Per continuare il cammino che porterà l'Italia ad essere una Nazione del 3°o 4° mondo.

3月17日

Perchè cancellare la riforma Moratti

E’ legge di natura la tendenza delle "micro organizzazioni" ad associarsi per formare "macro organizzazioni", cui devolvere poteri di "governo" di interesse generale e comune: la concorrenza di esigenze comuni trova nell’ unitarietà di indirizzo la risposta efficiente . E’ contro natura l’opposto: devolvere poteri di "governo" alle "micro organizzazioni" porta inevitabilmente queste ad essere inadeguate a gestirli e a dare, pertanto, risposte inefficienti alle esigenze o non darle affatto .

In termini semplici: l’ esperienza insegna che a chi ha poteri di "governo" sovraordinato spettano responsabilità di indirizzo unitario e di programmazione, a chi ha posizione subordinata spetta il dovere di "realizzare" i programmi secondo gli indirizzi indicati.

Dovrebbe essere ovvio il ragionare in tali termini, ma da qualche decennio in Italia si ha l’impressione che si vogliano negare le evidenze.

Di concerto con un fumoso federalismo, ricercato da piccoli potentati locali per i loro egoistici interessi di bottega, che, se non abrogato, porterà l’ Italia fuori dal concerto delle evolute Nazioni del 1° mondo, la riforma Moratti crea un sistema scolastico (dalle scuole materne alle università) che dire provinciale è già troppo. Esso ci allontanerà sempre più dall’eccellenza culturale, necessaria agli individui ed alle collettività per esistere da protagonisti nel mondo globalizzato che si va sempre più delineando:con questa riforma compito fondamentale della Scuola è formare i "lavoratori"(meditate, gente, meditate)!

Per mascherare o rivelare la scarsa chiarezza di idee in materia, nel testo della riforma (si veda l'art.2) si mescolano programmi, obiettivi, contenuti , metodo e organizzazione in discorsi ellittici pieni di riferimenti al mondo aziendale (quando la finiremo di parlare di "azienda Italia" sarà sempre troppo tardi), quali "offerta culturale" e "managerialità", senza che da ciò traspaia realmente quali sono i veri obiettivi di quello che dovrebbe essere un sistema scolastico efficiente.

L’unico punto fermo pare l’obbligatorietà della frequenza fino al compimento del 18° anno di età.

Ma ciò che mi limito a fare notare è che si affidano alle Regioni responsabilità e poteri di programmazione: ovvero tante Regioni , tanti diversi programmi (e sicuramente ne verrebbe fuori il bilinguismo obbligatorio lingua italiana-dialetto, come di fatto accade in qualche Statuto regionale).

A quando i confini fra Regioni e Regioni?

 

 

 

3月14日

Cina: pericolo o opportunità?

Ripropongo all'attenzione degli amici questo intervento dell' 8 febbraio, visto che ancora una volta un nostro superministro riparla di "protezionismo" per difendere i 5 anni di disastri combinati da lui, assieme a qualcun altro .

In Economia si continua a parlare del pericolo Cina : ci sono imprese cinesi che, approfittando del basso costo del lavoro in patria e delle rigidità del cambio della moneta cinese (lo yuan renminby) in rapporto al dollaro, hanno invaso i nostri mercati (sia in senso macroeconomico che in quello spicciolo) con prodotti di varia tecnologia e di vario consumo a prezzi "stracciati" che hanno messo in seria crisi interi settori industriali e commerciali in Italia e nel mondo.

Pochi, però, ricordano gli enormi profitti che alcune nostre imprese hanno lucrato delocalizzando la massa delle loro produzioni in Cina e che sono state immesse sul mercato italiano ( e non solo) con il marchio del "Made in Italy" a prezzi elevatissimi rispetto ai costi di produzione affrontati. Le stesse imprese sono state, però, la causa delle loro fortune calanti perché la delocalizzazione ha portato ad una riduzione dell’occupazione in Italia e, quindi, dei potenziali acquirenti delle loro merci.

I cinesi frattanto hanno imparato a copiare e ci hanno "invaso" di beni di ogni genere a prezzi molto convenienti, che nonostante ogni invito a "comprare italiano", noi italiani acquistiamo anche perché quella che sembra un’inarrestabile crisi economica ha eroso notevolmente il nostro potere d’acquisto ma non i nostri bisogni, che sono crescenti, e, razionalmente, ognuno di noi, a parità di prodotto, si rivolge verso quello meno costoso.

Qualcuno di noi, comunque, patriotticamente ricerca il "Made in Italy" e i Cinesi, saggiamente, per soddisfare questa nostra esigenza, hanno " delocalizzato" alcune loro produzioni in Italia comprando nostre imprese " decotte " e producono così in Italia, a basso costo utilizzando manodopera cinese, merci che si possono legalmente fregiare del marchio " Made in Italy ".

Sembrerebbe, in pratica, che quanti negli anni passati hanno prospettato il "pericolo Cinese " e hanno predicato l’esigenza di dazi protezionistici contro le importazioni dalla Cina avessero e abbiano ragione.

Ma è davvero così?

Ovviamente no.

Cominciamo col dire intanto che quelli che parlano di "dazi protezionistici " sono, stranamente, alcuni economisti liberisti che per loro formazione dovrebbero essere antiprotezionisti: la loro memoria corta (o la malafede o il servilismo di corte verso i potenti) li porta a dimenticare che i dazi protezionistici sono stati sempre la causa di disastri economici. Ciò perché l’ assenza di una sana concorrenza ha portato le imprese protette a non innovarsi e a non innovare i loro prodotti, a mantenere elevati i prezzi e ad innescare quel circuito vizioso di " minori richieste di prodotti (dati gli alti prezzi) - minori vendite – minore produzione – minore occupazione – minore quantità di reddito disponibile – minori richieste di prodotti- e così di seguito" con effetti collaterali negativi di inflazione – stagnazione – recessione – deflazione – crisi irreversibile.

E allora cosa dobbiamo fare per difendere le nostre imprese, i nostri prodotti e, in sintesi, il nostro modello di sviluppo?

Semplicemente guardare alla Cina come un paese in via di sviluppo di 1 miliardo e 300 milioni di persone che possono essere al tempo stesso produttori e consumatori di beni.

Paese in via di sviluppo dai molti squilibri che nei suoi piani è volto a raddoppiare entro il 2010 il suo PIL, entro il 2020 a quadruplicarlo e entro il 2050 a raggiungere uno stato di sviluppo armonizzato in ogni settore.

Per raggiungere questi obbiettivi la Cina avrà bisogno di ottimizzare il suo sistema agricolo, il suo sistema industriale, i suoi consumi di energia, il suo sistema di reti, il suo welfare. Certamente non perseguirà identici traguardi come noi occidentali, data la diversa cultura e visione del mondo, ma sicuramente avrà bisogno anche di beni di consumo e soprattutto di beni capitali che al momento solo l’ Occidente è in grado di produrre e fornire. L’ Italia è fra i paesi più avanzati, specialmente nel settore dei beni capitali (è fra i primi del mondo nelle fornitura a piè d’opera di moderne fabbriche, di beni di consumo sofisticati nel settore dell’auto, della moda ecc.), delle forniture per i sistemi di reti, delle opere pubbliche, ecc .

Sembra che ci attenda un futuro felice ed è così.

Bisogna avere fiducia e scegliere governanti saggi.

Pare facile…….

3月12日

Gracias a la vida

Gracias a la vida

de Violeta Parra

Gracias a la vida, que me ha dado tanto.
Me dio dos luceros, que cuando los abro,
Perfecto distingo lo negro del blanco,
Y en el alto cielo su fondo estrellado,
Y en las multitudes el hombre que yo amo.

Gracias a la vida, que me ha dado tanto.
Me ha dado el oído que, en todo su ancho,
Graba noche y día grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos,
Y la voz tan tierna de mi bien amado.

Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me ha dado el sonido y el abecedario.
Con él las palabras que pienso y declaro,
"Madre,", "amigo," "hermano," y los alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando.

Gracias a la vida, que me ha dado tanto.
Me ha dado la marcha de mis pies cansados.
Con ellos anduve ciudades y charcos,
Playas y desiertos, montañas y llanos,
Y la casa tuya, tu calle y tu patio.

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me dio el corazón, que agita su marco.
Cuando miro el fruto del cerebro humano,
Cuando miro al bueno tan lejos del malo.
Cuando miro el fondo de tus ojos claros.

Gracias a la vida que me ha dado tanto.
Me ha dado la risa, y me ha dado el llanto.
Así yo distingo dicha de quebranto,
Los dos materiales que forman mi canto,
Y el canto de ustedes que es el mismo canto.

Y el canto de todos que es mi propio canto.
Gracias a la vida que me ha dado tanto.

Le tante cose dannose fatte male dal governo del cavaliere

Ripropongo un mio intervento del 25 febbraio, nel caso qualcuno degli amici non l'avesse letto

Uno dei princìpi fondamentali delle Pubbliche Relazioni recita così: “ fare, far bene e farlo sapere:”

E a questo principio da tempo si ispirano i governanti alla ricerca di consensi.

Certo che, guardando al nostro Paese, quando taluni governanti dicono di avere lavorato tanto, snocciolando l’infinità di leggi approvate e i provvedimenti adottati a partire dall’inizio della legislatura ormai già chiusa, ci sarebbe da pensare che il principio sia stato stravolto e si debba leggere come : “fare, far male e farlo sapere”.

Fra le tante cose dannose fatte male dal governo del cavaliere agitate come grandi successi:

la Riforma fiscale, che ha favorito i redditi alti, ridotto le entrate fiscali, facendo aumentare il deficit ed il debito pubblico, e che assieme al mancato controllo dei prezzi ha fatto aumentare l’inflazione reale, ridotto drasticamente i consumi e portato il Paese ad una recessione che dura ormai da 5 anni, con negative ripercussioni sulle prospettive occupazionali dei giovani;

la Riforma costituzionale detta della “devolution“, che, se non abrogata, trasformerà l’Italia in un sistema federale composto da 20 repubblichette provinciali e incapaci di operare (comprese le più ricche) nei settori ad esse devoluti; se pensiamo poi che si ricerca in futuro anche il “federalismo fiscale”, vediamo come la varietà amministrativa che ne verrà fuori complicherà la già complicata vita degli italiani, che, per le esigenze esistenziali le più varie si spostano da una regione all’ altra. Inoltre, è noto che di matti ce ne sono anche in Politica e potrebbe capitare che a qualche Governatore venga in mente di adottare dazi protettivi (riservare posti di lavoro e trattamenti di interesse sociale solo ai nativi, ecc.), già richiesti dagli attuali governanti in campo internazionale, nonostante la professione di liberismo. L’Italia è un piccolo paese cui purtroppo mancano già a livello centrale dirigenti in grado di avere una visione allargata dei problemi che nascono dalla globalizzazione, immaginate quali capacità possano avere dirigenti formatisi nell’angusto territorio regionale;

la Riforma della Scuola (sulla quale avrà una nefasta efficacia anche la “devolution”), che porterà nellla Scuola italiana una scadente produttività in relazione alle esigenze nei campi della ricerca e della formazione professionale, già in ritardo di 20 anni rispetto alle esigenze. La Ricerca costa molto e richiede accentramento di risorse mentre la formazione richiede conoscenze vaste, aggiornate e aggiornabili con continuità: la provincializzazione dei programmi non sarà in grado di stare al passo coi tempi;

La Riforma del mercato del lavoro, che farà incrementare la precarizzazione ed i tempi di attesa degli aspiranti “lavoratori”:la precarietà incide negativamente sui consumi di beni durevoli (la cui produzione muove il circuito economico virtuoso) e sulla ricchezza del Paese;

La riforma elettorale, che ridurrà la partecipazione popolare alla scelta dei propri rappresentanti e gli spazi di democrazia.

Ovviamente fra le tante leggi fatte ci anche sono le comode leggi “ad personam” , troppe per enunciarle.

Tutti buoni motivi per bocciare il 9 aprile chi chiede di persistere nel pericoloso malgoverno della "cosa pubblica.

 

 

3月10日

Solidarietà:efficienza?efficacia?economicità?

Si parla spesso di coniugare “efficienza” con “solidarietà” come se il perseguimento dell’ “efficienza” contenesse il germe di una penalizzazione della “solidarietà”.

Nulla di più inesatto!Il fatto è che non è del tutto chiaro il significato di “efficienza”.

La si confonde con “efficacia” sotto l’ottica di “economicità”, l’una attitudine a conseguire comunque il risultato voluto e l’altra immediata riduzione di costi a parità di prodotto o come immediato aumento del prodotto a parità di costi.

Si crede efficiente tutto ciò che è efficace ed ottenuto a basso costo.

Questo modo di vedere l’ efficienza viene sempre più propagandato fra le masse per esaltare il valore del “privato” nei confronti del “pubblico”, definito costoso ed inefficiente

Non è che non sia vero che molto del “pubblico” è pesantemente costoso ed inefficiente, ma da qui ad identificare “privato “ con “efficiente” e “pubblico” con “inefficiente” ne passa.

Così come ne passa dal concetto che perseguire l’ “efficienza” possa essere antitetico con il perseguire la “solidarietà” Perché la solidarietà in effetti è proprio una conseguenza della vera efficienza, anzi, dell’efficienza tout court.

Cos’è l’ “efficienza”? E’ l’attitudine di un individuo,un gruppo, un organismo, un’istituzione, un sistema , una macchina, ecc. a soddisfare le motivazioni interne ed esterne, indipendentemente dai costi ( ma non a dispetto di essi).Contiene il concetto di efficacia e quello di economicità .

Perché?

Vediamone un caso concreto: un’impresa privata produttrice di beni di consumo.Quando sarà efficiente?

Quando il suo prodotto soddisferà le attese del cliente, ovvero quando produrrà un bene che per natura e qualità, costo, pronta disponibilità, sarà quello che consciamente o inconsciamente (molto spesso proprio inconsciamente) il cliente ricerca. E va detto che questa pronta disponibilità del bene si otterrà allorquando il fine dell’ azienda sarà la soddisfazione del cliente . Ciò si verificherà allorquando il cliente sarà considerato il vero e proprio datore di lavoro.

L’ azienda soddisferà le motivazioni esterne producendo il bene e offrendolo ad un prezzo compatibile con il suo costo.

Ovviamente tale bene soddisferà tanto più le motivazioni esterne nella misura in cui la sua valenza sociale ai fini di una migliore qualità della vita del cliente sarà elevata.

La valenza sociale del bene contribuirà a soddisfare le motivazioni interne in quanto i dipendenti dell’azienda si sentiranno giustamente motivati ed appagati dall’operare per i fini aziendali.

Il prezzo compatibile con il costo di produzione sarà conseguenza di una corretta politica aziendale, volta alla partecipazione del dipendente sia alla concezione del bene sia alla pianificazione dell’organizzazione della produzione sia agli utili e/o incentivi e sia ad un impiego del dipendente in base alle sue attitudini e aspirazioni, il che prevede il fornirgli infine, una giusta mercede e le prospettive di una sempre più soddisfacente qualità della vita.

Il che non vuol dire paghe sempre più elevate o redistribuzione generale degli utili ma paghe compatibili anche con il giusto profitto dell’imprenditore .Ovviamente al giusto profitto dell’imprenditore, va aggiunto anche il suo giusto salario per il lavoro che nell’azienda svolge.

E che c’ entra tutto ciò con la solidarietà?

C ‘entra , eccome se c’entra !

Perché siffatta impresa, crescerà sicuramente, incrementerà l’occupazione, contribuirà a farla aumentare nell’indotto e , pagando le giuste imposte, darà il giusto contributo alla spesa per lo stato sociale

Ovviamente efficienza e solidarietà sono più concatenate allorquando parliamo di enti , organismi e servizi pubblici.

Di questi, anzi, la solidarietà è il motore,la ragione sociale.

Comunque un’analisi attenta e lungimirante della definizione di “efficienza quale attitudine a soddisfare le motivazioni interne ed esterne” dimostra l’illusorietà dei costi elevati che essa comporta e ci rivela che essa influisce positivamente sull’economicità dei costi in relazione all’efficacia delle misure derivate perchè paga consistenti dividendi di interesse sociale .

3月9日

Giovani , speranze di domani?

Segnalo, ai pochi che mi leggono, lo space:
 
 
E' uno spasso! Altro che Di Canio!
 
Fateci una visita, senza lasciare alcun commento (questo vale, ovviamente, per chi di massima concorda con quanto scrivo), solo per farvi un' idea di quali aberrazioni mentali ancora esistono in questo Paese.
 
Nessun commento per ovvi motivi di serietà. 
 
3月8日

Quale futuro e quale Scuola?

Viviamo in una realtà che evolve sempre più rapidamente: viverci in piena coscienza e responsabilità richiede conoscenze sempre più profonde ed aggiornate.

Per le generazioni più anziane si tratta di un’esigenza di interesse sociale che può essere soddisfatta con interventi mirati a livello locale, limitati nel tempo e nello spazio, molto semplici e di basso costo (le università della 3^ età ne sono un esempio). Le vecchie generazioni hanno esperienza, già per se stessa fonte di scienza, ed hanno bisogno solo di ampliare e aggiornare le loro conoscenze, per meglio partecipare attivamente allo sviluppo della comunità cui appartengono e godere di una migliore qualità della vita.

Per le generazioni più giovani si tratta di un’ esigenza vitale per l’avvenire di tutta la Nazione, alla cui soddisfazione dovrà provvedere soprattutto la Scuola. Ciò che richiede immaginazione e creatività da parte di chi ne ha la responsabilità istituzionale e risorse molto copiose. Dovendo la Scuola preparare i giovani a vivere degnamente ed operare efficientemente in un futuro che già si prospetta sempre più complesso, è ovvio che la previsione di tale futuro non potrà essere affidata che ad organismi in possesso delle attitudini e degli strumenti necessari..

Organismi di che livello?

E’ questo il punto: organismi di quale Nazione? dell’’Europa non ancora "costituita"? dell’ Italia non ancora "federata"? Delle Regioni ad  "autonomia variabile" di questo futuro e non auspicabile  Stato federale?

Dite la vostra……

3月7日

9 aprile, salviamo la Democrazia

Copiato da Claudio http://spaces.msn.com/baloo078/ 

(condividendone l'invito a farlo circolare):

 

 - Riporto, dal sito di Repubblica, l’appello di Umberto Eco e l'impegno di Libertà e Giustizia per convincere i delusi della sinistra:

 

“ 9 aprile, salviamo la democrazia

Siamo di fronte a un appuntamento drammatico. Dal 2001 a oggi l'Italia è precipitata spaventosamente in basso quanto a rispetto delle leggi e della Costituzione, quanto a situazione economica e quanto a prestigio internazionale. Se dovessimo avere altri cinque anni di governo del Polo, rappresentati di fronte al mondo dai Calderoli e dalle ultime leve (appena arruolate in Forza Italia) dei più impenitenti tra i reduci di Salò, il declino del nostro Paese sarebbe inarrestabile e non potremmo forse più risollevarci.

Quindi l'appuntamento del 9 aprile è diverso da tutti gli altri appuntamenti elettorali del passato: in quelli si trattava di decidere chi avrebbe governato senza sospettare che un cambio di governo avrebbe messo a repentaglio le istituzioni democratiche. Ora si tratta invece di salvare queste istituzioni.

In questo frangente i partiti di opposizione cercano, come è ovvio, di catturare il voto degli indecisi che nelle scorse elezioni avevano votato Polo e che si sono sentiti traditi. I partiti fanno il loro dovere, ma ritengo che rivolgendoci ai soci e ai simpatizzanti di Libertà e Giustizia occorra fare un altro ragionamento.

Uno dei rischi maggiori di queste elezioni non sono solo gli indecisi che hanno votato a destra la volta scorsa (i quali si sposteranno secondo dinamiche difficilmente controllabili, per fede o per pigrizia continueranno a votare come prima, o rinunceranno a votare). D'altra parte il loro numero, come mostrano i sondaggi, è oscillante. Io ritengo che il popolo di Libertà e Giustizia debba invece impegnarsi non per convincere gli indecisi di destra ma i delusi della sinistra.

Li conosciamo, sono molti e non è in questa sede che si possono discutere le ragioni del loro scontento. Ma è a costoro che occorre ricordare che, se si lasceranno trascinare da questo scontento, collaboreranno a lasciare l'Italia in mano di chi l'ha condotta alla rovina. Non c'è scontento, per quanto giustificabile, che possa stare a pari con il timore di una fatale involuzione della nostra democrazia, con l'indignazione che coglie ogni sincero democratico di fronte allo scempio che si è fatto delle leggi, della divisione dei poteri, del senso stesso dello Stato. E' questo che ciascuno di noi deve ripetere agli amici incerti e delusi. E' proprio da loro e dal loro impegno che dipenderà se l'Italia eviterà di essere ancora per cinque anni territorio di rapina da parte di difensori dei loro privati interessi..

Se pure questi amici ritengono di nutrire senso critico ed equanimità (perché è segno di senso critico ed equanimità - direi di onestà intellettuale - saper criticare la propria parte, e neppure il sito di Libertà e Giustizia si è sottratto a questo dovere), in questo momento essi debbono sacrificare i loro sentimenti e unirsi a tutti noi nell'impegno comune.

E' in questa azione di convincimento che consiste il dovere e la funzione di quanti hanno partecipato in questi anni alla discussione che Libertà e Giustizia ha svolto e fatto svolgere. Ora la nave potrebbe affondare. Ciascuno deve prendere il proprio posto.

(7 marzo 2006) “

Mi unisco all’appello ed invito tutti a farlo circolare, ne va del futuro del nostro paese, nostro e dei nostri figli. Non lasciamo che distruggano quello che è costato, lotte, sangue e sacrifici a chi ci ha preceduto.

Un saluto a tutti.

Claudio -

3月5日

IMMAGINA: IL MONDO COME L' AMERICA

“Il mondo per vincere il male deve essere come l'America”

Lo sostiene uno statista italiano  che da anni dice che vuole cambiare l'Italia, la quale, quindi, secondo la sua logica , dovrebbe diventare come l'America .

E dice pure che vuole cambiare anche l'Europa con una decisa azione politico- diplomatica nei confronti dei colleghi europei, che ancora sono ciechi e sordi.

A me questo non sta bene, non perchè sia affetto da nazionalismo, ma perchè l'America, "terra promessa della Libertà", ha ucciso i due Kennedy e Martin Luther King, spezzando il sogno dei giovani della mia generazione di un mondo migliore  

E l' America, oltre alle varie guerricciole del passato a difesa della libertà dei Popoli oppressi (ma se guardi dove le ha fatto queste guerre, vedi che, in termini di geopolitica, le ha fatte per difendere il suo spazio vitale, che stranamente si spinge fino al Vietnam) sta facendo ancor oggi questa maledetta guerra in Iraq .

E se è vero che l ' America ha eliminato Saddam (ma guarda caso il macellaio era già nel mirino di Al Zawayiri) è anche vero che ha  provocato centinaia di migliaia di vittime innocenti, compresi i nostri connazionali, solamente per il controllo delle fonti di energia e per gli affari privati di Bush, Cheney, Rumsfeld ed amici vari.

Negli USA dicono che mesi prima della "liberazione" dell'Iraq si erano già spartiti la "torta" della sua ricostruzione.

Affari ai quali, anche a costo di frantumare il mio antico sogno europeo, lo statista italiano ha cercato di far partecipare le nostre imprese, con" l'investimento pubblico" di alcune migliaia di militari italiani.....

3月4日

Fare sistema:il risanamento possibile e lo sviluppo futuribile

Avvertenza: se leggete solo la parte evidenziata in rosso, non perdete nulla e vi sbrigate prima

 

1. Sistema Italia?

Riferirsi al "Sistema Paese" è la via maestra da seguire per affrontare i complessi problemi da risolvere per riportare l’Italia nel novero delle Nazioni sviluppate.

Continuare a parlare aprioristicamente del Mezzogiorno come problema è limitativo.

E’ tutto il contesto nazionale che abbisogna di aggiornamento e potenziamento.

E il decollo si avrà partendo dall’adeguamento e potenziamento del sistema di reti in relazione alle vocazioni potenziali di questa nostra terra intesa come unico "sistema socio-economico-culturale".

E’ questa la priorità.

Che poi ne possa derivare che i maggiori sforzi debbano essere rivolti verso il decollo del Mezzogiorno (come, di fatto, è prevevedibile), sarà, comunque, un vantaggio per tutti. Anzi ad esserne avvantaggiate saranno prioritariamente le già pronte e potenti lobby finanziarie del già ricco Nord.

La ripresa dello sviluppo passa, come dopo la crisi del ’29, attraverso investimenti pubblici in debito di bilancio, nel rigoroso rispetto dei vincoli del patto di stabilità, ed una giusta e corretta fiscalità., la sola che (assieme all’inevitabile naturale inflazione) consente il recupero "ex post" del pubblico disavanzo. Dalla crisi del ‘29 si usci definitivamente attraverso alti e bassi solo dopo la 2^ Guerra Mondiale e questa crisi che attraversiamo dal ’92, dopo la dolorosa e necessaria manovra Amato per entrare in Europa, non ne è differente come andamento, entità e complessità dei problemi.

Il risanamento e l’avanzo primario si otterranno non attraverso manovre finanziarie che prevedano tagli di spesa , perché i tagli di spesa da sempre si concludono in riduzione dei consumi ed innescano la spirale perversa "minori consumi-minore produzione-riduzione dell’occupazione- riduzione dei redditi disponibili – riduzione dei consumi- ecc." ossia l’avvitamento in una recessione senza fine. Il risanamento lo avremo riqualificando la spesa pubblica indirizzandola verso quei consumi e servizi che inneschino investimenti produttivi e innovativi per provocare la spirale virtuosa    (aumento consumi di beni durevoli-aumento produzione-aumento occupazione-aumento redditi delle famiglie-aumento consumi, ecc.) che già negli anni ’50, in altro contesto, portò al boom economico.

La ricchezza della Nazione, in sintesi, passa attraverso una più efficiente Pubblica Amministrazione (che con i suoi dipendenti a reddito non precario e le sue commesse consente alle Imprese una programmazione degli investimenti con elevata probabilità di profitto) e attraverso Grandi Imprese (quelle che producono beni durevoli e danno ocupazione non precaria)  che stimolate dalla Spesa Pubblica Corrente e dai Pubblici Investimenti nel Sistema di Reti, alimentano la nascita e la crescita di Medie e Piccole Imprese dell’Indotto e in conseguenza alimentano il mercato del lavoro non precario.

2. E se invece parlassimo di Sistema Europa?

Già, ma perché parlare solo di Sistema Italia, oggi che la crisi attanaglia tutti i paesi della vecchia e della nuova Europa? Ciò è semplicemente provinciale e limitativo!

Un vero effettivo rilancio potrà nascere da politiche economiche coordinate, armonizzate elaborate in ambito U.E.: nel Consiglio d’Europa, nell’Ecofin, con la partecipazione dei vari Ministri delle Finanze, del Presidente della BCE e dei Governatori delle varie Banche Centrali .

Quanto detto riguardo all’Italia dovrebbe essere fatto a livello Europeo partendo appunto da una corretta analisi della situazione globale europea, che porti ad individuare sia i grandi lavori per il completamento e potenziamento del sistema di reti sia le grandi aree di crisi.

Per tali fini si rende necessario un grande piano di investimenti in deficit spending pari per lo meno al 3% del PIL europeo annuale: il 3% di deficit "ex ante"    (in sede di programmazione finanziaria) è il parametro del Patto di Stabilità e Sviluppo definito in tale misura perchè viene riassorbito "ex post"   (in sede di Bilancio consuntivo) dalla naturale fisiologica inflazione dell 1,5-2 % e dall' aumento delle entrate fiscali conseguenti all'aumentata propensione ai consumi, data dalla maggiore disponibilità di reddito delle famiglie per l'aumento dell'occupazione .

Bisogna superare i momentanei egoismi nazionali con la coscienza che se non nel breve, sicuramente nel medio e nel lungo periodo il vantaggio sarà generalizzato. Bisognerà accelerare l’armonizzazione delle varie politiche fiscali e di spesa ma sopratutto bisognerà rilanciare l'idea di un' Europa Unita con una Costituzione nata non dai compromessi fra gli egoismi nazionali, come quella elaborata dalla Convenzione Europea presieduta da Giscard d'Estaing, ma nell'ambito di una vera e propria Assemblea Costituente, eletta democraticamente dai popoli dei singoli Stati, espressione della volontà dei cittadini stavolta realmente costruttori dell'Europa e, di fatto, europei.

Questa dovrebbe essere l'aspirazione delle giovani generazioni perchè solamente in un' Europa politicamente unita e solidale possono trovare la soluzione efficiente ai tanti problemi che attualmente rendono il loro futuro molto precario.

3月3日

Discussione su come gli USA

 

Citazione da http://spaces.msn.com/casadileo/

come gli USA
Berlusconi, Usa esempio contro male
Premier, alcuni colleghi Ue ciechi e sordi
(ANSA)- NEW YORK,2 MAR -Il mondo per vincere il male deve essere come l'America.Lo sostiene Berlusconi che ha ritirato a New York il premio Intrepid per la liberta'.Il premier ha detto che svolgera' una 'decisa azione politico- diplomatica nei confronti dei colleghi europei che ancora sono ciechi e sordi ad assumersi questa responsabilita''. Berlusconi, riguardo alla guerra in caso di armi di distruzione di massa, ha precisato che sara' 'soltanto nel caso in cui ci fosse il pericolo di un attacco'.
3月2日

Le Nuove Frontiere

Viviamo tempi in cui gli Orizzonti si ampliano sempre più rapidamente e le Frontiere si allontanano sempre più da noi.

Non solo la Globalizzazione informatica investe la nostra quotidianità di individui e richiede un nostro rapido adattamento alla nuova situazione, pena l'esclusione dalla realtà esistenziale, ma sopratutto la rapidità con cui insorgono i problemi in ogni settore richiede una loro anticipata capacità di previsione, di impostazione e di soluzione ai vari livelli istituzionali che supera le esigue possibilità di intervento delle Istituzioni esistenti.

Per come sono state concepite ordinate e organizzate (comuni, province, regioni,Stati, Unioni e Alleanze di Stati, ONU) è necessario  un rapido rinnovamento di esse, pena l'insorgere di nuovi conflitti (economici, razziali, religiosi, ideologici, ecc.) e nuove e più pericolose forme di terrorismo.

Non è vicina solo la Cina.......

Frattanto i Media nazionali sono presi dalla martellante e addormentante provincialità della nostra campagna elettorale e non ci danno modo di inquadrare il nostro Paese e le soluzioni che vengono proposte ai vari suoi problemi nel contesto intenazionale in cui vivremo e vivranno i nostri figli e nipoti.

E’ tempo, dunque, stare svegli e di pensare in grande.

Parliamone.....

3月1日

Conflitto di interessi: tumore in metastasi

E’ un dato di fatto che un tumore ormai in metastasi affligge la politica italiana, europea e purtroppo mondiale: l’immenso conflitto di interessi del cavaliere.

Gli interessi personali sono tali, tanti e diversificati che ormai condizionano in maniera irreversibile la maggioranza delle scelte politiche italiane ed i comportamenti dei nostri rappresentanti nelle Istituzioni europee e mondiali.Dice niente il fatto che un pupillo del cavaliere è uno dei 5 Vice-Presidenti della Commissione europea e Commissario alla Giustizia(!) , Sicurezza e Libertà?

Fin dalla sua discesa in campo i comportamenti del cavaliere (e quelli dei suoi rappresentanti) sono stati sempre indirizzati ad allentare i vincoli che legano l’ Italia all’U.E. e, fra loro, i Paesi europei per operare liberamente nel perseguire i propri obiettivi e quelli del suo elettorato (formato da percettori di redditi elevati e evasori ed elusori fiscali e dai "persuasi" dalla strategia del consenso attivata dai suoi maghi della propaganda) .

Per far promuovere i 5 anni di sforamenti dei parametri del Patto di Stabilità e Sviluppo, dovuti alla perversa politica economica e fiscale del suo governo, tesa appunto a favorire se stesso ed il proprio elettorato, ha provocato un’interpretazione pericolosamente elastica dello stesso Patto e dei suoi parametri, che saranno forieri di gravi conseguenze di stile argentino sia per l’economia europea sia per la stessa coesione dell’ U.E. .

E' di questi giorni la controversia con la Francia accusata di protezionismo quando del protezionismo il suo Superministro dell' Economia è stato un vivo sostenitore ad ogni pié sospinto. 

Ma è’ questo il fatto più grave, perché da esso sono derivate conseguenze così fortemente negative che appunto come metastasi si diffondono in ogni settore: la guerra in Iraq!

E’ da qui che bisogna partire per meglio comprendere quanto accade.

Dall’ immensa criminale strage di vite umane innocenti, che ha coinvolto anche incolpevoli cittadini italiani e che ancora continua( già solo questo basterebbe a chiudere il discorso) e che venne evocata dal cavaliere durante una sua visita ai Salesiani di Milano con questa testuali parole: “Siamo la terza potenza come numero si soldati impegnati in diversi paesi. Questo ci dà peso e prestigio rilevanti nel mondo ed è un vantaggio per le nostre imprese e la nostra economia (Corriere della Sera del 23 gennaio 2005 )”.La vita e la morte di nostri militari alla stregua di un investimento economico!

Appoggiando, assieme ad Aznar, la criminale avventura militare di Bush in Iraq (la bugiarda Guerra preventiva contro inesistenti armi di distruzione di massa ) alla ricerca di una partnership personale ai fini dell’ampliamento e della proiezione in Medio Oriente degli interessi dei suoi elettori e suoi, ha coinvolto l’Italia in un conflitto di cui ancora non conosciamo gli esiti ed inflitto una grave ferita sia alla crescita dell’ U.E. come entità politica autonoma sia agli interessi dell’U.E. stessa e degli Stati piloti della politica e dell’economia europee ( Francia, per la sua condizione di membro permanente presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU con diritto di veto, e Germania, da sempre locomotiva dello sviluppo, da cui l‘Italia ha sempre tratto grandi vantaggi).

Il 28 febbraio 2006 il cavaliere è andato a riscuotere il grazie personale per il suo appoggio a Bush da subalterno di fronte ad un Capo riconosciuto, colpevole diretto ed indiretto dei tanti attentati alla pacifica convivenza internazionale.

Gli elogi di Bush al cavaliere sono il riconoscimento della nostra subalternità nei confronti degli USA e da Italiano ed Europeo ciò non mi rende per niente orgoglioso, anzi mi preoccupa e tanto.