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日志


10月23日

vIVA LA MAFIA?

Prescindendo da considerazioni geopolitiche che ci portebbero molto lontano nel tempo e nello spazio, limitiamo il nostro orizzonte ai due ultimi secoli di vita italiana e se volete parliamo bene della Terronia e della Mafia. L' intervento è lungo: fate un copia-incolla e leggetevelo con calma, se volete

1. Premessa.

Sono nato a Catania circa 72 anni fa e per 51 anni la mia professione, pur non essendo un viaggiatore di commercio, mi ha portato a risiedere a lungo in alcune città dell’Italia centro-settentrionale (Orvieto, Modena, Torino, Mantova, Trento, Pordenone), per mesi in altre, sparse a Centro e Sud (Sabaudia, Bracciano, Caserta, Messina, Palermo) e di conoscere, anche profondamente, persone e ambienti di vario livello socio-conomico-culturale in tutt’Italia.

Per 51 anni mi sono battuto contro un pregiudizio ed ho spesso avuto ragione, trattandosi di un pregiudizio basato sulla cattiva informazione e sull’incapacità, molto diffusa anche fra la gente di elevata istruzione, di impostare correttamente un problema, analizzarne gli elementi con le loro correlazioni e di indicarne le corrette soluzioni.

Il pregiudizio è: il Meridione d’Italia , Isole comprese, è arretrato perchè è terra di malavita ed è irredimibile.

Ho spesso avuto ragione perché sono un fortunato: ho potuto saggiare con mano la composita realtà nazionale ed ho constatato de visu come nell’evoluto Piemonte, nella operosa Lombardia e nella dotta Emilia la qualità della vita del contadino indigeno non fosse più umana di quella del contadino siciliano (per una conferma, leggere "Paesi tuoi" di Cesare Pavese e confrontare con le opere di Verga) così come la vita nelle città non scorreva in maniera diversa. Ma una cosa ho notato: la preparazione scolastica dei giovani meridionali era sicuramente migliore. Il motivo c’era: nell’industrializzato Nord non si sentiva l’esigenza di cervelli imbottiti di nozioni ma solo di braccia pronte a lavorare di tornio, appena finita la scuola dell’obbligo, mentre nel Sud "sottosviluppato" la perenne carenza di posti di lavoro portava le famiglie a mantenere i figli a scuola, nell’attesa di un titolo di studio che desse loro la speranza di un "posto sicuro " di pubblico dipendente.

E così nel "continente" molti hanno subìto gli effetti di quanti, a volte in malafede, parlando della " Terrona tellus" ai terroni hanno attribuito colpe che non hanno.

Questa lunga premessa per invitare coloro che, con la solita normale scarsa informazione colpevolizzano il meridione ed i meridionali, a imparare a leggere bene la Storia e a leggere bene quegli autori che di Mafia parlano. Pochi nomi sono sufficienti, a persone di buona apertura mentale, per comprendere bene come stanno le cose: Michele Pantaleone ("Mafia e politica" e "Mafia e droga"), Leonardo Sciascia (la bibliografia è infinita), Pino Arlacchi ("Gli uomini del disonore"), Enzo Biagi ("Il boss è solo") e l’eroe (da non dimenticare mai, assieme all’amico Paolo Borsellino) della lotta al fenomeno, Giovanni Falcone ("Cose di Cosa Nostra").

2. La genesi siciliana

Lasciando da parte ogni disquisizione semantica sull’origine ed il significato, la Mafia nasce in Sicilia nel 1812, a seguito dell’abolizione dei privilegi feudali e da allora è fenomeno non dissimile da quello rappresentato dal Manzoni nei "Promessi sposi", in cui il signorotto feudale, chiamiamolo "Barone", è il monarca assoluto del Feudo - padrone della vita e della morte di chi vi opera - e, con la sua organizzazione di governo del Feudo, spesso in contrasto con le leggi dello Stato, si pone al di sopra dello Stato stesso , perché lo Stato altro non è che il tutore e conservatore del sistema di Potere, di cui il signorotto fa parte.

L’organizzazione interna al Feudo, ha una sua struttura piramidale di tipo gerarchico-funzionale: al vertice c’è un Capo (il Gabelloto), con un suo staff, e in sottordine varie unità di uomini armati dipendenti, ciascuna con il proprio capo . Ogni capo di unità è il responsabile del proprio livello ed assicura ai propri sottoposti benessere ed impunità ( anche attraverso l’intervento del "Barone" nei confronti dello Stato di diritto). Alla base di tutto ci sono quelli che lavorano nel feudo.

Il benessere degli uomini armati viene perseguito attraverso attività che non sempre sono nel rispetto della legge, anzi assumono sempre più frequentemente un carattere delinquenziale, fortemente condizionatorio.Quando nel Feudo l’autore diretto di un' infrazione alla legge dello Stato viene scoperto, anche se in flagrante, il "Barone", con la sua influenza diretta o indiretta, ne garantisce l’impunità.

Il "Barone" (uomo del Potere politico ed economico), vive a lungo in città, affida l' amministrazione del feudo nelle mani incontrollate del Gabelloto, il quale con mezzi più o meno leciti, gli assicura il flusso di danaro che gli consente di vivere come gli si addice e spesso al di sopra delle sue possibilità facendo debiti col Gabelloto, cosicchè è costretto sempre più spesso a scendere a compromessi con il Gabelloto stesso, che gradualmente acquista un suo proprio autonomo Potere condizionatorio. Peraltro il Barone per saldare i debiti è costretto spesso alla cessione più o meno spontanea delle sue terre direttamente o tramite prestanomi al Gabelloto, di cui diviene sempre più debitore in ogni senso.Nasce, così, una forma di "Latifondo" non baronale in cui vige la legge del Gabelloto.

Si crea un intreccio di interessi fra "Baroni" (che sono contemporaneamente il Potere politico e il Potere economico) e Gabelloti, i quali con l' Organizzazione della Baronia diventano sia Capi del Potere condizionatorio, ossia i Capi della Mafia del Feudo o del Latifondo, sia essi stessi rappresentanti del Potere economico.

3. Economia, Politica e Mafia

Nel 1812, come già detto, nella nostra Italia, la situazione del Potere é identica a quella Lombarda del Manzoni e a quella della Sicilia: i "Baroni", assieme ai Capi degli Stati, sono contemporaneamente il Potere politico, il Potere economico ed il Potere condizionatorio: di quest’ultimo posseggono gli strumenti necessari, le milizie armate, in grado anche di condizionare le scelte politiche dello Stato, quale che sia la sua forma.

La situazione si chiarisce meglio man mano che spuntano le varie Costituzioni, più o meno democratiche: il "Barone" fa parte del "Potere dello Stato ufficiale, il Potere politico", o in prima persona (vedi i vari Pari, Senatori , ecc.) o attraverso suoi sodali eletti dai rari elettori consentiti dalla varie leggi elettorali del tempo. Lo Stato legifera, spesso e volentieri nell’interesse dei "Baroni" e i "Baroni", ove qualche legge non fosse di loro gradimento, nell’ambito del loro territorio perseguono i loro interessi con le buone o con le cattive, contro la legge dello Stato, attraverso la loro organizzazione.

La nascita dell’Unità d’Italia sotto l’egida piemontese e con lo Statuto Albertino, attraverso gli spostamenti della Capitale da Torino a Firenze e poi definitivamente a Roma, modifica gradualmente la distribuzione del Potere, perfezionandola, funzionalizzandola sempre meglio.

Il Potere politico, in pratica, passa nelle mani dei rappresentanti degli interessi del Potere economico: il Potere economico è radicato a Nord , dove esistono i cosiddetti "Borghesi illuminati", che devono lucrare i profitti degli "investimenti" fatti per il raggiungimento dell’Unità, e i Nobili Grandi latifondisti (per semplicità Baroni) che, assieme a quelli delle altre Regioni, devono evitare lo spappolamento dei loro feudi.

Il Potere economico, in conseguenza, si radicalizza nelle mani sia dei Baroni del Nord sia in quelle della Borghesia industriale e finanziaria del Nord (ed anche qui ci sono Baroni), che hanno appunto dato l’avvio all’avventura unitaria e i cui esponenti per la maggior parte ruotano attorno alla Corte. A questi gradualmente si aggregano anche i Baroni e i Latifondisti del Centro e del Sud..

La Politica economica italiana di quegli anni è pertanto Nordicocentrica e Latifondista, e anche quando si propone di migliorare le condizioni del Centro-Sud, la sua realizzazione è pilotata dal Potere politico che la indirizza a favore del Potere economico nordista (spesso e volentieri anche contro l’organizzazione economica preesistente all’Unità nei vari Staterelli annessi) e tale si mantiene anche durante il periodo del ventennio fascista e, successivamente, anche in questi ultimi 60 anni .In ciò hanno grande rilevanza i parlamentari del Sud ( denominati ironicamente"àscari", a cavallo dei secoli XIX e XX "), selezionati secondo le esigenze e gli indirizzi del Potere nordista e pronti sempre a votare qualsiasi legge favorevole al Potere economico nordista, senza alcuna ricaduta positiva sul centro-meridione (anzi impoverendolo) pur di ottenere qualche legge favorevole al mantenimento dello statu quo nel Feudo baronale e nel Latifondo ( peraltro molto diffuso anche a Nord).

E nella selezione e nell'elezione di questi parlamentari interviene fortemente il Potere condizionatorio dei vari capi della Mafia.

Infatti, di pari passo con la creazione dello Stato unitario, in Sicilia cresce il Potere condizionatorio dei singoli Capi della Mafia, che si aggregano fra loro in un' organizzazione più o meno segreta che avviluppa le attività economiche, lecite e meno lecite, più importanti, con una propria "nomenklatura" in grado di porsi al di fuori ed al di sopra della Legge, che favoriscono appunto la selezione e la scelta di politici ad essi graditi.

4. Concludendo.

Vale la pena ricordare che il capitalismo liberale è sempre cieco, vuole profitti nell’immediato e non guarda quasi mai al medio e al lungo termine.

In sostanza la politica economica e sociale italiana negli ultimi 95 anni di Stato nazionale è stata indirizzata a favorire il Potere economico nordista da un Potere politico di chiaro stampo nordista in cui i rappresentanti del centro-sud, selezionati fra persone ossequiose agli amici del Potere economico nordista, altro non erano che lo strumento di scambio per mantenere le condizioni di privilegio anche del Potere economico meridionale (che, ovviamente , nel passare degli anni cambia e si adatta al mutamento del contesto socio-economico). Va ricordato, peraltro, che la scelta dei parlamentari del Sud viene sempre pilotata dal Potere economico del Nord cui interessa avere rappresentanti politici addomesticati, politici selezionati in Sicilia, come già detto, dal volere dei Capi della Mafia, dei quali questi politici curano gli interessi.

E’ vero che sono stati inventati enti come la Cassa del Mezzogiorno e aziende delle Partecipazioni Statali con lo scopo di sostenere l’economia del Centro-Sud, ma di fatto enti e aziende o sono stati sempre resi colposamente inefficienti dal Potere politico o sono stati invece utilizzati per favorire la crescita del Potere economico nordista

Tale tipo di politica che indubbiamente ha fatto anche progredire l’Italia sul piano economico (ma non poteva non progredire nel contesto in cui si è sviluppata), oggi rivela sempre il suo miope indirizzo di base, che di fatto ha impoverito sempre più il meridione e pur avendo arricchito il Nord, lo ha privato dei benefici che ne avrebbe tratto da una adeguata crescita del Mezzogiorno.

  

10月12日

ANDATE ALLE PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATICO

SE NON VOLETE ANCORA SUBIRE PER 5 ANNNI LA LEADERSHIP DELLO PSICONANO DAL TINTO RIPORTO CAPELLUTO, DAGLI INFINITI LIFTING DA VECCHIA BAL...LERINA E DALLE BARZELLETTE DA COMICO DOZZINALE D'AVANSPETTACOLO, CHE CI HA RELEGATO FRA I PAESI DEL QUARTO MONDO, COMUNQUE LA PENSIATE, SE AVETE A CUORE L' AVVENIRE VOSTRO E DEI VOSTRI CARI, DOMENICA 14 OTTOBRE 2007 ANDATE A VOTARE PER LE PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATICO.
UN INSUCCESSO DI QUESTE PRIMARIE CONTRIBUIREBBE ANCOR PIU' ALLA PERDITA DI CONSENSI DI QUESTO LITIGIOSO CENTROSINISTRA E COMPORTEREBBE IL RISCHIO DI ELEZIONI ANTICIPATE CHE PER UN' INFINITA' DI MOTIVI L' ITALIA OGGI NON PUO' AFFRONTARE.
ANDATE A VOTARE, QUALUNQUE SIA LA VOSTRA APPARTENENZA ALLE INFINITE ANIME DEL CENTROSINISTRA
10月6日

IL MIO DUBBIO

Il dubbio è questo: sono io che ho le idee confuse su una situazione che per gli altri è di una chiarezza e nitidezza pari a quella di un sereno mattino d' estate? oppure la situazione è irreparabilmente confusa come quella di un vortice tempestoso in espansione, spinto da correnti  maligne note, che avviluppa indistintamente oggetti solidi e liquidi e che lancerà nello spazio vuoto tutto ciò che gira con esso senza che gli altri si accorgano di esserne piccole parti, in balia di quelle correnti mentre, contemporaneamente, la mia lucidità mentale mi fa intravedere come andrà a finire se non si interviene ad arginare quelle correnti o alcune di esse.
Confuso, come le mie idee, quello che ho scritto,vero?